sabato, marzo 16, 2013

passo dopo passo... mobile

15/3/13

 Oggi un altro passo, diventando sempre più mobile, acquisendo la mobilità desiderata. Molto spesso la società impone la mobilità come una situazione d'instabilita e svantaggio, una terribile sensazione d'insicurezza. Poi ad un certo punto è l'individuo a scegliere la mobilità ed ha aspetti positivi, se per scelta personale; poter avere l'ufficio ovunque e scrivere (come al momento sto facendo), ricevere, inviare documenti  oppure il domicilio e sfuggire ad un indirizzo fisico perenne. Ogni giorno costruisco un pezzo del mondo che vorrei opposto al LORO, forse un giorno i due mondi non potranno piu coesistere, le due identità, i due doveri, le routine e la creatività, uno dei due mondi soccomberà per la loro natura opposta.Al momento mi è concesso solo sfuggire temporaneamente, purtroppo LORO sono ovunque, oggi di ritorno dall'altro mondo, da un finestrino d'autobus ho visto immobile e pietrificato quell'edificio, in automatico, una senzazione sgradevole di pre-panico alla vista del quartiere generale di meg@zienda. Subito occhiali scuri poi sciarpa fino al naso, bavero alzato, testa bassa, mp3 acceso per isolarmi, come un fuggiasco.L'attacco di panico l'ho sfiorato solo con la vicinanza all'ossessione di quel marchio o logo di fabbrica, poi concentrandomi sulla musica, le ruote sono avanzate, la vista è scomparsa e il respiro tornato. Passo dopo passo verso l'uscita, resistere, mantenere la calma e lavorare tanto per se stessi, per l'alternativa, ogni giorno.Studiare una nuova lingua, fare corsi, pianificare, contatti esterni, progettare, viaggiare, tutto concorre per quella liberazione, ogni giorno, un passo.



















mercoledì, marzo 13, 2013

13.3.13 una data

Personalmente una data da ricordare, previsto qualcosa ? Nulla.
Arrivo prima delle 7.00 la solita montagna da ordinare nello spazio vuoto, i soliti, unici, attacchi di panico, però la certezza di arrivare a casa per le 3;30 o le 16, forse...
...c'è sempre un forse.
Alle 10, dopo cinque ore, come prendere un aperitivo, chiamare il capo del personale di meg@zienda e sentirsi dire...."gli accordi nel suo caso non sono più come prima, da Roma mi hanno detto che per una questione legale....ma nel prossimo mese, uscirà un altro accordo, stanno trattando. deve aspettare...".
Il sangue si gela nelle vene, un urlo, tutto intorno la realtà si deforma, i piani, i progetti vanno in frantumi.
Ma forse gli uomini d'onore mantengono la parola data, dicono che sono nella criminalità organizzata, quest'azienda non ha mai mantenuto la "sua parola data", poi da chi ? Il soggetto, chi è ? Un burocrate anonimo che vive a Roma oppure in un capoluogo o in provincia ?
Chi ? Ha un nome e un cognome ? Nò.

C'è chi si suicida perchè non ha un lavoro, chi pensa di farlo perchè non è sopportabile
entrambi sentono che non hanno scampo, vie d'uscite, accettabili.
E' facile creare stress non dando mai informazioni certe, cambiando sempre lavoro, carichi di lavoro, aree di lavoro, creando conflitti tra colleghi, cercando di denigrare indirettamente e dicendo che in fondo lo stipendio è sempre rubato, chiedendo sempre straordinari mai pagati e sotto completa responsabilità altrui.
E' facile criticare in continuazione, è facile tutto quanto, quando non lo si fà mai di persona,.

Così le uniche persone che stimo, le uniche persone delle quali posso avere un barlume di fiducia, sono quelle due persone che mi aspettano alla macchina per tornare a casa,
quelle due persone che fanno la stessa identica cosa, riescono a mantenere un integrità, tranquillità nei momenti difficili.
Non hanno mostrine, non hanno gradi, non sono autorità, ma agli occhi di qualcuno davvero autorevoli, i compagni di viaggio, gli unici di cui ti puoi fidare.
Sono gli stessi che si svegliano alle 5;30 e tornano ogni giorno dopo quaranta chilometri e dopo aver viaggiato in mezzo alle campagne.
Solo loro possono parlare, gli altri davvero non sanno nulla, anche se lavorano per quella famigerata cosa ma con mansioni diverse e in posti diversi.

In meg@zienda come nella criminalità,organizzata  non ci si può licenziare, bisogna seguire i loro desideri, i loro cambi, le loro imposizioni, e quando tutto questo è intollerabile,
che cosa si fà ?
Fanno chiaramente capire che sei un numero e una cosa, di tutto il resto, non gliene può fregare di meno. Così pure dei clienti, anche se a parole, forse sarete importanti.
Che cosa volete ? Il mio sangue ? Dopo aver ucciso il mio tempo ?
Ho ammesso tutto, vi ho chiesto e detto che firmo qualsiasi cosa, mi sono sbagliato a chiedervi tempo addietro un lavoro che presumevo normale, ma avete spedito in un campo di lavoro, mi avete fatto lavorare 10-14 ore, che cosa volete ? Il mio sangue ?

Lo sapete vero che sparirò ? Non lascero traccia, cambierò anche la mia identità e vi cancellerò dalla mia memoria, voi siete un offesa.
Lascerò casa e nazione, di la voi non potete andarci.
Certo non vi dico ne la data ne l'ora, vi accorgerete solo di un numero che manca..
Delirio.






Oggi

Senza respiro dalle 6 am alle 21;20 pm rientro definitivo a casa. In mezzo giornata no, tipica,  partenza prima delle sei, arrivo prima delle sette, "assurdo" fino alle 16;48, partenza, rientro alle 18;15 , 20 min ricerca parcheggio, uscita 18;40 e rientro 21:20. A letto alle 11.00 "ripeti fino alla pensione" ...
Decine di attacchi di panico, perso fisicamente in zone sconosciute e di conseguenza mentalmente perso. Per che cosa?

venerdì, marzo 08, 2013

Double vision, l'apparenza e l'ambiguità d'ogni cosa

Cronaca;
28 Febbraio 1 Marzo Venerdi (a casa per ferie) chiama la segretaria; "Lunedì vai a P.R. capito ?"
"Scusi, dov'è ?"
"Chiedi a qualcuno dei ragazzi come arrivarci..."
"Va bene".
Segue telefonata con uno dei ragazzi:
"Cosa ? Ti mandano quà? Ma tu sei uno dei superfortunati! Hai fatto 13 ! Pensa che è tutto interno, era di una che è andata in pensione...Non c'è davvero niente da fare...".
Dall'altra parte l'ascoltatore è pronto già con la capsula di antidolorifico, sa già che non sarà così.

Lunedì 4 Marzo, viaggio in auto, strada lineare in mezzo ad aree industriali, capannoni, poi campagna, poi case diroccate, poi dopo un ora di viaggio , il paese, circondato e fasciato da barriere di plastica arancioni, zone delimitate e pericolanti. La chiesa inagibile, i singoli container con la chiesa,  la banca, il bar cinese.

Una strana sensazione, si fa avanti. L'ufficio, un microufficio, tutto in miniatura.
Poi sale l'ansia, è normale, ogni volta che si cambia destinazione, lavoro, l'ansia.
Poi rientro.
Secondo giorno, Marzo 5 Martedì.
Fino alle 10:30 quasi tutto normale, il cielo è plumbeo, un senso di soffocamento si avvicina, tutto è grigio e buio, fuori dal vetro la griglia arancione e l'area sigillata, la torre dell'orologio ferma dal giorno del terremoto.
Dentro tutto inizia a vibrare, il respiro manca, ...ed ecco il panico.
Quella cosa di fronte grigia, orrenda, le sue lame, di fronte, immobile, poi vibra, la testa gira,
la disperazione. Non c'è nessuno e non si sa come uscire, non ci sono rumori, non ci sono vie di fuga, è tutto insonorizzato, telecamere a circuito chiuso.
Un esplosione come acqua salmastra nel cervello, un grido, poi tutto si sdoppia, i rettangoli sono tanti, la fine è vicina.
O io, o questo "lavoro", scegli....una voce interiore, forte, assoluta.
Il conflitto di sempre, le alternative, le alternative ? Cosa sono?
O vivere o morire, o restare se stessi o impazzire.
A fatica, tremando, prende il telefono, - Basta, ho un attacco, ...per favore, lascio, sto male, firmo...-.
Dall'altra parte una voce di donna, il filo le trasmette il panico, sa che qualcosa sta accadendo, ma non vede.
Non vede i doppi riquadri, la griglia arancione che si liquefa, l'orologio che è fermo da un anno, i container, le zone rosse, dove tutti si conoscono per nome e sanno che cosa fanno,chi sono i genitori e i figli.
Poi si parte, la zavorra di venti chili in spalla, il respiro affannoso si attenua, la fatica, la santa fatica,
calma....
Dividi et impera, anche chi lo subisce, fa la stessa identica cosa; dividi, dividi, taglia, lo sforzo diventa sempre più piccolo, non vedi la giornata, le ore, ma solo i minuti, non pensi a nulla, mentre la mente impazzisce, vede i campanili doppi, i numeri rovesciati.
Non importa, non sa più leggere e scrivere, le firme sono scarabocchi, i nomi dei segni geroglifici.
Le doppie visioni.
L'aria è più dolce, si respira , si cammina, si respira.Un altro giorno, lungo, lungo, senza mangiare, senza riposare, ma poi si conclude, nel tragitto di rientro, un altra ora e mezza, traffico ed ostacoli.
Altro giorno, 6, nuovo panico, nuovo lavoro, nuovi incarichi.
Poi la telefonata. -Si allora, mi dica, davvero intende lasciare ?...Daccordo, allora Martedi prossimo alle cinque l'aspetto per firmare".
Un sollievo, c'è la fila per firmare. Mobbing, malessere, distaccamenti, trasferimenti, un intera società al collasso che apparentemente sembra normale...
Chi ha vinto e chi ha perso ?
Quanti soldi o incentivi, prenderà il directora M.P. ? E' un lavoro duro fare del mobbing, può solo rendere tanto...fatto da una scrivania, osservando gli operai lavorare e cercando le vie traverse per rendere insopportabile ciò che è semplice, una grossa fatica.
Dopo undici anni, dopo promesse e contratti, che storia è ? Tutta italiana.
In Italia, chiamano "risorse umane" anche quelli che vogliono espellere;
In America, Inghilterra e altri paesi civili, motivano le risorse umane per generare guadagni aziendali.
In Italia, chiamano su raccomandazione, parentela, amicizie, affiliazione politica etc.
All'estero, no.
In Italia, non conta il tuo passato, le competenze ,esperienze,conta chi conosci.
All'estero, no.
In Italia non hanno interesse che lavori bene, ma che tu sia costretto.
All'estero, no.
In Italia non puoi divertirti lavorando, devi solo soffrire, altrimenti non lavori.
All'estero divertendoti lavori meglio e produci di più.
In Italia, normalmente pensi chi sarà e perchè mi vuole "fottere" ?
All'estero pensi, sarà un opportunità ?
In Italia il cliente è un rompiballe che serve solo per i soldi che ha,
All'estero il cliente è una risorsa per l'azienda e va curata.
In Italia l'orologio significa la fine del lavoro e della sofferenza,
All'estero il metro della produttività.
In Italia i colleghi sono dei rivali pettegoli,
All'estero chiamano i colleghi un team o una squadra di collaboratori.
In Italia si investe per chiudere aziende,ridurre costi,demotivare il personale.
All'estero per motivare personale.

Potrei continuare,forse questi sono alcuni motivi perchè le motivazioni e di conseguenza la produttività in Italia  scende nelle classifiche economiche ma devo andare a cena, l'intera cosa è durata 6 mesi di malessere, dolore,rabbia, ma poi...
Un caloroso saluto, "con  vibrante soddisfazione", dal profondo del cuore, vaffa a tutta la meg@zienda!

P.S.
"Ma ci riescono tutti!" come disse qualcuno,così sarebbe una  sconfitta ? 
E' curioso che tutti quelli che non hanno mai fatto quel lavoro, con quelle situazioni,  siano capaci di dispensare consigli mentre quelli che l'hanno fatto sanno esattamente di che cosa e capiscono il disagio.Normalmente, gestire un lavoro in emergenza quotidiana, sempre nuova, sembra che causi stress.
Un lavoro non è una lotta quotidiana tra uno o più burocrati e dipendenti e un solo, disperso,dipendente.
L'azienda ha tuttora un solo obiettivo, licenziare, o meglio, l'auto-licenziamento.
Conclusione,  i metodi, le tecniche di svantaggio,  l'emergenze quotidiane, le chiamate nei posti diversi, la rotazione,,tutta la precarietà, il terremoto continuo , l'incertezza continua,la mancanza di informazioni, responsabilità, il "pressing psicologico",l'aumento dei carichi lavorativi, lo stress continuo, di riunioni inutili e il procrastinare gli orari di lavoro a tempi indefiniti, (non pagati) hanno fatto il resto, cioè rendere il lavoro più stupido e banale di questo mondo, portare pizze o preservativi usati come "il lavoro" più difficile e stressante.
Solo una mente perversa riesce a rendere complicato e stressante ciò che è banale, ma il fine è sempre quello, licenziare, tagliare costi, dismettere le attività e incassare nel breve periodo soldi, per poi perderli nel lungo periodo.
Forse chi ha  amicizie sindacali o burocrati o altro, sicuramente resta nell'isola dei "protetti", dove tutti aspettano lo stipendio fine mese e continuano a ringraziare la buona stella, stando a testa bassa, senza fiatare, perchè "tengo famiglia". Oggi il vantaggio del ricatto reddittuale è la possibilità dopo 25 anni di servizio di un dipendente di sbatterlo a 160 km di distanza senza curarsi minimamente degli effetti, oppure di altri trasferimenti,(testimone, non per sentito dire) pena, il licenziamento..
E' una lezione morale, per la sopravvivenza occorrono appoggi, l'onestà, il voler lavorare, le altre qualità non contano, almeno nella nuova-vecchia Italia meritocratica.L'Italia dei "professori " s'intende. .
Avere solo un obiettivo, di un lavoro "normale", senza appoggi di padrini, amici etc. orario di lavoro rispettato, no mobbing e basta,è una visione perdente, pertanto se non è stato possibile, non è una sconfitta.Sono e resto uno scarto del sistema (di questo sistema), senza piangersi addosso, ma con lo stigma addosso della visione di quelli che dall'alto del loro posto fisso guardano in basso ai "senza".
Non è più un mio problema, loro devono giustificarsi, per continuare.
Mi spiace per alcuni, non intendo "fare il disoccupato" di professione , tante amenità del genere,tutto questo veleno, ci sarebbero enciclopedie di luoghi comuni da scrivere, ascoltato per anni e mesi, ora mi carica solamente.Dopo tante esperienze e sofferenze personali, posso solo trarre un grande profitto. Come diceva qualcuno, il veleno che non uccide, rafforza, mi carica, tanto. .

Non sono nato in una grotta in Calabria e perchè "mi paghi" (il burocrate dipendente dell'azienda) puo fare di me tutto quello che vuole. Anche se non ci sono più sindacati e diritti,  "Non funziona così", caro signor M.P.
Non è una sconfitta, anzi, un giorno, vi dovrò pure ringraziare per le nuove opportunità che si sono aperte.

Aggiornamento su Meg@zienda
Reclame o reclamo scritto in data 9/Marzo/2013


Sono titolare del conto corrente n. 10######, ho effettuato un bonifico verso vs ufficio di #### il 28/12/12, come da istruzioni, ancora non mi è stato accreditato nel mio conto dopo precedente fax di sollecito, ed un ulteriore oggi in data 9/3/2013.
La cifra era di 200 euro inoltrata dal mio conto fi## (tempo 2 gg lavorativi per l'accredito) CRO Bonifico 454370#### . Se volete che denunci tale situazione ad associazione consumatori, G.D.F o volete che chiuda il conto corrente, non avete che da confermarlo via email al sottoscritto.
Un bonifico in Italia non impiega più di una settimana, diversamente i soldi sono stati "distratti" (rubati).
Inoltre, ho fatto richiesta accredito stipendio, circa un mese fà, oggi ho richiesto conferma al vs ufficio e non mi hanno potuto confermare perchè inoltrato da altra filiale; i computer servono a qualcosa ? Se non fosse ancora attiva, cancello anche questa funzione, prima di estinguere il  conto.
Se non ci sono i mezzi adeguati per gestire un conto online, oppure le procedure non sono via computer,  è sufficente confermare , ho avuto diversi conti online e anche un tempo all'estero, inutile dire, non ho mai trovato tanti disservizi come nel vostro caso.
 Il call center è inutilizzabile perchè ho atteso in media oltre 1 ora, pertanto vi ho rinunciato.
Anche oggi ho presentato un sollecito all'ufficio dove il conto è stato acceso, Via ####i, #####.
Se potete fare qualcosa, vi ringrazio, se non si può fare nulla , procedo in tempi rapidi all'estinzione del conto ed ad un reclamo su social network, associazioni consumatori e via dicendo, oltre che ad una denuncia all'autorità giudiziaria.
Due mesi e 10 giorni per l'accredito di un bonifico, sono tempi da terzo mondo oppure da distrazione di fondi.

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Chissà quando, come, risponderà meg@zienda ? E' importante ? E' una questione di principio quando vi sono centinaia di migliaia di conti ? Nella massa non ha importanza, qualche errore si può fare, diranno. Intanto della vita dei consumatori, clienti, dipendenti o quant'altro, che cosa importa ?

Segue saluto standard del Blog:

Un caloroso saluto, "con  vibrante soddisfazione", dal profondo del cuore, vaffa a tutta la meg@zienda!



domenica, marzo 03, 2013

Settembre 1969 Aprile 2013

Ricordi, tanti ricordi, le date indicano naturalmente i tempi, il desiderio di stabilità, fermare il tempo, le sicurezze, illusioni,anche se la terra si muove!
Così inutile fermare il tempo, il tempo di lasciare, cambiare, il prima e il dopo.

Un invito riservato ad amici e conoscenti , per favore, confermare presenza via e-mail,
bevande, cibo, sono in proporzione, grazie !

Pagina plus.google dedicata 

Perchè dopo tanti anni si lascia casa ?
Crisi economica, costi altissimi, carenza di reddito, sfratto ? Banche?
Forse perchè inseguiti da un ente, una struttura, un organizzazione malvagia, odiosa, repellente, invasiva chiamata meg@zienda ?


Mi ricorda molto un film, nel sottotitolo "Non puoi sfuggire, loro ti osservano",
chi ha visto quel film sa come la paranoia di essere controllati,intercettati,spiati ovunque progressivamente,ad ogni sequenza, un potere invasivo e restrittivo della libertà simile  a meg@zienda.Il gigante buono è un falso mito, una sua azione devasta la vita di migliaia di persone, chi non ha subito azioni simili ?
Forse nella vita è necessario avere un nemico, anche quando non lo si cerca, non lo si vuole e il desiderio maggiore sarebbe una vita tranquilla, ordinaria, ma loro , in quanto nemici, non lo permettono.
Amici e nemici, amore e odio, grandi cariche d'energia, sfociate in rivoluzioni o rivolte,dove i diritti dimenticati, per un attimo hanno voce. 
Odiare i sopprusi e le ingiustizie è più forte di me.Certo la consapevolezza che al gigante buono non si può far nulla di male, non deve spingere alla passività, ma alla vera intelligenza del sistema,usare più intelligenza del pachiderma, per sopravvivere e costruire alternative di sopravvivenza, di uscita.Perchè alla fine c'è solo l'azione non violenta dell'uscita e del boicottaggio, la dimostrazione che non possono sopprimere le vite degli altri.
Già essere arrivati alla consapevolezza che loro vogliono solo "fottere" (scusate il linguaggio) il piccolo, è la prima arma di difesa.
Ogni giorno costruisco un tassello, ogni momento so che mi avvicino alla liberazione, allora la vita ha un significato completamente diverso, molto più grande del loro infliggere dolore e disperazione.Io non credo alle loro parole,ai loro inganni, dentro la mia mente non entrano, presto saranno completamente fuori dalla mia vita. 
I veri bastardi non sono i figli di padri ignoti, sono le menti ignote
anonime, non firmano direttive, ma rendono la vita difficile ai sudditi, ai dipendenti, con tanti ricatti e regolamenti, godendosi lo spettacolo
di istruttori di animali.Giocano ad essere Dio, ma non lo sono.

Nel caso qualcuno avesse dimenticato ecco un bel video: