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martedì, novembre 08, 2016

Nell'attesa di continuare a scrivere, qualche video...


Una domenica a passeggio in una ghost town
Baltic region



2016 camminata nel porto, visibile una parte. 

Questo video è più preciso, mostra dal ferry verso la Germania le dimensioni del porto, le navi, banchine e attrezzatura.  (Baltic region)



lunedì, ottobre 26, 2015

Continue

Il tre luglio con ritardo mancando l'equinozio estivo e le famosi notti bianche, dopo tanta attesa sono ripartito, consumando ogni ora precedente in lunghe preparazioni.
La valigia, un angoscia permanente, mai abbastanza, troppo di tutto, vestiario, libri, questa volta penso che il peso non conta, non devo andare in aeroporto, neanche in bus, in nave, ma su una specie di "enduro", una di quelle moto che andavano molto di moda fine anni '80...

Alla partenza !
A vederla da lontano, bianca e striata nero, sembra una zebra, invece è una "tedesca", una moto di cui tanto ho letto, mi sono informato, poi alla fine...l'esperienza è sempre diversa.
Ci sarebbe da scrivere tante pagine  sulle "misrepresentation" o rappresentazioni finte, senza necessariamente aggiungere il "dolo" o la volontarietà di "mis-rappresentare" e mi si perdonerà se in queste righe, parole di varie lingue confuse, siano fuse, per indicare un idea, che di luce non brilla, ma semmai fioca, tenue, accresce le ombre.Tanti esempi, quasi come sfogliare le pagine di un pesante dizionario, a varie latitudini, suoni e graffiti diversi, questo non è altro che il viaggio.
La ruota tassellata, piccola davanti, per la direzione agevolata, sui deserti dei poster delle officine, grande ma sottile dietro, per mantenere il cavallo alto sugli ostacoli, poi quel finto serbatoio, grande e vuoto di liquidi, nero e bianco, finta zebra, l'F650 Dakar.
Questa moto l'ho amata e odiata allo stesso modo, così come sono stato guardato con sospetto da tutti, dai veri e puri BMW followers, essendo un ibrido, solo il telaio e il disegno era tale, il resto altra marca, poi perché la più piccola, non consone all'idea teutonica di grande-forte. Sono stato odiato o non amato dai non-BMW perché mi credevano un follower che non si poteva permettere cilindrate e modelli di moda e quindi sempre un credente in quel genere, ma "bastardo", si, bastardo dentro.
Alla fine, le "marche" , i nostri consumi, ci stanno dando un "identità" anche quando non gli apparteniamo, una forma di razzismo consumistico....che sciocchezze... si parlava di viaggio e mis-rappresentazioni o misrepresentation. Quella moto sembrava un BMW ma non lo era, questa era la prima misrepresentation.
Anche il viaggio con partenza Rimini e destinazione San Pietroburgo, in tutto simile all'anno precedente, non lo era....
Il vero viaggio era su una black Honda shadow 750, con la cartina sullo zaino serbatoio, le borse sul telaio nero del portapacchi fissate da un groviglio di elastici, una custom, come nei tanti film visti....Un viaggio fatto per la prima volta, con la giusta "paura" di non sapere la strada, con la possibilità di abbandonare la partita per impraticabilità del campo, con l'incertezza di non passare la "frontiera", quest'ultima non è una metafora.
Di solito tutti scrivono blog dei viaggi facendo un resoconto di ore, percorsi, "visto e piaciuto"
consigli di viaggio per chi segue,poi la conclusione, "alla prossima volta". E' logico e sequenziale, non posso permettermelo.
Non posso con desiderio accendere la TV e seguire il documentario di viaggio con 5 ragazze scelte dopo varie selezioni per il viaggio in barca e vedere i soliti aborigeni che hanno smesso di essere cannibali solo perchè le macchine da presa della TV gli regalano banane e pose con piccole fotomodelle, sorrisi bianchi, verde azzurro smeraldo mare, poi nuova ripresa in vela sul mare, pensare che questo sia il viaggio, le isole, il paese. Sono i viaggi "care-free", tutto organizzato o quasi, poi seduto su un divano, il piccolo schermo in un paese nord-centrale-Europa, immaginare la Polinesia mentre fuori è freddo, grigio, un viaggio mentale.
Non posso nemmeno scrivere una cronistoria perchè l'inchiostro sui blocknotes si raffreddava e la sfera si spaccava, inondando di blue righe vuote. Così ora non resta che raccattare sparsi, foglietti, ricevute, foto, parole, cercare un senso, sempre che vi sia.

Oggigiorno mi si dirà che non c'è più bisogno di blocknotes e penne a sfera, basta uno smartphone e un computer per tener traccia, ma ...a volte le batterie non si ricaricano, a volte, nella fretta del primo rifornimento, lo smartphone cade, proprio a poche ore dalla partenza, Modena Nord, tutta la tecnologia và in frantumi. Così è successo a me.
Nessuna cartina, nessun uso del GPS, da Modena a Berlino. 
Non ho buttato via lo smartphone fratturato, no-touch-screen...perché avevo un'ultima possibilità...alla fine lo scoprirete.
Posso affermare di aver fatto tappa ad Innsbruck, essendo partito tardi da Rimini.
Prima del percorso sul Brennero, mi sono fermato sia per la sosta che per la pioggia in una stazione di servizio, chiesto della "vignette" o tassa di passaggio per l'Austria, poco dopo, sotto un capannone adiacente al negozio, raggiunto da altri sei motociclisti italiani, veri BMW riders, orgogliosi del loro ingombrante 1000 e due. Mi hanno chiesto se anch'io raggiungevo la chiesa della BMW a vedere le esibizioni, incontrare gli altri fedeli, gli ho risposto che andavo a nord, subito hanno replicato chiedendomi se andavo a Caponord.
Pensavo alla gelateria Caponord per un momento, nota nel paesino da dove provenivo,"bulagna",  ma poi ho capito che era quel posto oscuro dove fanno pellegrinaggio tutti i motociclisti che vogliono raccontare di esserci stati,il posto europeo dove finisce la strada eccetera eccetera, no, non cercavo d'essere famoso e col sedere quadrato.
Così arresi dalla mia nullità, dal non essere conforme alle norme e al consueto, hanno acceso i motori e sono partiti dopo di me, superandomi dopo una decina di minuti, mentre la pioggia ritornava e spariva. Il Brennero faceva paura come l'aria fredda che colpiva dopo le umide gallerie, in uscita, una mano invisibile, poi alzavi gli occhi nella maschera disegnata dai bordi del casco e vedevi le vette alte, un senso cupo. Mi sprofondavo nell'acceleratore sperando di sfuggire, ma l'aria mi sferzava, il tachimetro si abbassava, non era estate qui.
L'autostrada era stretta e curve, traffico, non semplice. La moto sembrava sopportare bene il carico dei miei oltre 100 litri posteriori, le valigie laterali piene, il pilota con tuta, vestiti e grasso attorno. Sono arrivato ad Innsbruck senza varcare frontiera ma la differenza già c'era, nella cartellonistica, nelle case, nella quiete. Poi dentro quell'hotel a due stelle, vicino ma non nel centro, ho sentito parlare naturalmente Italiano.Ho camminato per il centro, visto dei pub, una certa vita notturna, graffiti, però avevo solo il desiderio di respirare e camminare.
Il sabato sono arrivato a Berlino, circa 750-780 km, purtroppo come forse tutti i fine settimana, è stato molto difficile trovare anche una camera libera. 
Non mi ero mai fermato prima, solo di passaggio in autostrada, avrei voluto restare anche più giorni, perché la città è ricca di posti da visitare, storia, in alcuni posti, assomiglia ad una Parigi del nord. La notte non ci si annoia mai. Forse ho perso qualcosa di importante laggiù, ma non ne sono sicuro, per ora le conseguenze non ci sono state, così ho proseguito il viaggio. E' inevitabile, in un viaggio perdere i pezzi, vestiti, memorie, dischi, etc., bisogna accettarlo, fa parte del gioco.
Continue....

lunedì, giugno 16, 2014

Viaggi social

Pubblico il link del mio tripadvisor, http://www.tripadvisor.it/ condivido le recensioni di luoghi visitati,i viaggi; sono interessato ai vostri viaggi, ,recensioni,  nuove idee, vi ringrazio in anticipo, "equo scambio solidale".

Questo servizio è tra i più noti al mondo, ma a beneficio del lettore, chiunque fosse, seguono alcune considerazioni.


In un recente post, mese scorso, avevo scritto sulle possibilità di foursquare,
https://it.foursquare.com/myhistory , è una app/website sempre basata sulla geolocalizzazione, tripadvisor è simile, app/website, ma con prevalenza sulle recensioni, informazioni ai viaggiatori. 
Forse avrete visto un badge o adesivo sulle porte/finestre di molti locali, è gratuito, il proprietario o chi per lui si è fatto segnalare, ha compilato un modulo e registrato su tripadvisor;
Anche se le recensioni fossero oneste, complete, non possono essere uguali ai vostri gusti ed esperienze, pertanto sono inutili le polemiche. Sono indicazioni, non uguaglianze matematiche.Il sistema di Tripadvisor prevede che gli stessi utenti possano "convalidare" le recensione degli utenti, giudicando quanto sia utile, reale, la recensione scritta.

Un po' come avviene per i venditori su e-bay, gli stessi utenti verificano l'onestà, il servizio, dei venditori. Questo sistema aiuta a ridurre gli estremismi, le falsità, etc.
Il senso della community nei viaggi è che anche una recensione può aiutarci a fare una gradevole esperienza in un luogo sconosciuto basandoci sulle esperienze altrui oppure evitare il locale che non vorremmo.
Non ci dovrebbe essere alcun stimolo pubblicitario, ricompensa monetaria, ovvero l'imparzialità e la libertà dell'utente.
La "rete", chi la usa, non il 100% dei consumatori, dovrebbe favorire i migliori, come una volta esisteva solo il passa parola fisico e personale.
E' uno strumento equo ? utile? 
Guardate, leggete, decidete....

[parentesi]- la rete dovrebbe favorire i migliori, per la sua "apertura", "democrazia", ma in realtà dietro questa "uguaglianza universale" o "pari opportunità" gli strumenti sono molto diversi, a cominciare dal possedere una decente, buona o ottima connessione o rete. Ignorare alcuni sottintesi sta aiutando alcuni a discapito della comune massa. Sembra ripetersi uno schema della vita reale anche nel virtuale.
E' più facile che il ragazzino di 11 anni abbia già capito che un cinquantenne o sessantenne, perchè il mezzo è apparentemente uguale, ma poi i risultati molto, molto diversi.
Perchè dovrebbe saperlo il ragazzino di 11 anni ? Perchè utilizza i videogiochi on-line, di gruppo e per vincere una "battaglia" o "sparatutto" o "shoot-em-all" se ha un ottima connessione fà la differenza. Ed è così anche per il market, le ricerche, concorsi, e-mail, quasi tutto quanto....E' un enorme gioco virtuale basato sulla velocità. 
Un valore che avevo sempre sottovalutato, come tanti, era la velocità dell'informazione. Troppe persone pensano ancora come nell'era meccanica. ma anche nella storia, la velocità ha permesso vittorie di strateghi, generali.
Nell'informazione, si viene lasciati indietro, "gli altri" guadagnano occasioni, altri realizzano dopo, troppo tardi, anche a distanza di minuti.
Ma internet non è uguale per tutti ? Abbiamo tutti le stesse potenzialità o possibilità ?
Vi raccontano che una start-up è nata nel garage e poi è diventata una multinazionale, non vi raccontano il resto, perché c'è bisogno del mito.
Vi raccontano di un gruppo di ragazzi che ha raccolto i finanziamenti per lanciare una nuova catena o franchising...ma non possono dirvi come.
In altre parole, si descrive il successo,lo si esalta, ma non si racconta l'azione, la trama, il cammino per arrivare alla cima della collina.C'è un area grigia, imprecisa, confusa, dove l'informazione viaggia estremamente veloce, sfiora in rari casi, approda al risultato visibile a tutti, troppo tardi per partecipare al suo successo.
Gli analisti dovrebbero prevedere, nell'immediato futuro, cosa sta per accadere, e invece tanti fatti accaduti oggi si basano solamente su previsioni, non la realtà stessa.Il paradosso è che chi pre-vede il futuro è parte in causa al suo processo del divenire.
Dicono che siamo tutti interconnessi, se non volete crederci, siamo connessi anche con i morti e le tragedie, se non volete crederci, la composizione del prezzo del litro di benzina in Italia è la prova.

Fonte web
ecco cosa paghiamo, in questo momento, tra le altre cose, ogni volta che acquistiamo un litro di benzina:
  • 0,001 euro per la guerra di Abissinia del 1935;
  • 0,007 euro per la crisi di Suez del 1956;
  • 0,005 euro per il disastro del Vajont del 1963;
  • 0,005 euro per l’alluvione di Firenze del 1966;
  • 0,005 euro per il terremoto del Belice del 1968;
  • 0,051 euro per il terremoto del Friuli del 1976;
  • 0,039 euro per il terremoto dell’Irpinia del 1980;
  • 0,106 euro per la missione in Libano del 1983;
  • 0,011 euro per la missione in Bosnia del 1996;
  • 0,020 euro per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004;
  • da 0,0071 a 0,0055 euro per il finanziamento alla cultura nel 2011;
  • 0,040 euro per far fronte all'emergenza immigrati dovuta alla crisi libica del 2011.
Per esempio, 0,005 sembrano nulla,per un costo di 1,75 Eur/litro,circa, ma  per 1 milione di litri, sono 5.000 eur, ovvero 9.681,350 lire, se sono serbatoi da 40 litri (macchina economica) bastano 25.000 rifornimenti. Una (1) cisterna normale di un distributore contiene 30.000 litri.
Nel mese di Marzo 2.571 tonnellate di carburante, 82,9 tonnellate al giorno, in calo notevole rispetto al 2012  2.835 tonnellate (-264 Tonnellate) Fonte http://www.unionepetrolifera.it/consumi .
Senza dimenticare tutte le tragedie,senza mancare di rispetto, perché mai l'automobilista italiano dovrebbe pagare per un "fondo spesa" che  copre eventi di 79 anni fà? Poi la missione in Bosnia di 18 anni fà ?
Questi fondi a chi vengono destinati ? Gli alluvionati di Firenze del 1966 ? 
E la crisi di Suez del '56 ?
Se il cliente/cittadino paga per un fondo, dovrebbe, in una civile democrazia, vedere l'estratto conto.
Ogni litro di benzina ha il 61% di tasse in Italia, dove vanno questi soldi ?
Sono uno dei tanti che grida da uno dei tanti blog, che questo è uno scandalo.

A parole, l'Italia sarebbe in un turbine di riforme, circa 1-2 al mese, travolgente modernizzazione, questo e altro ancora permane.

Per necessità, bisogno, proseguiamo a viaggiare,col titolo di viaggio iniquo. Lo stato dopo il 61%, incassa pedaggi autostradali tramite concessionari (in alcuni paesi europei non ci sono autostrade a pagamento) , incassa anche da tutte le vendite autostradali in un regime di oligopolio e di concessioni. Per ironia la tassa o il nome scompare, tassa di circolazione, poi proprietà,poi provinciale o altro,come per la casa, il gioco delle tre carte,ma in realtà aumentano secondo un trend consolidato di "cosmesi economica",se ancora aggiornato, vedere il link tasse-auto-rivoluzione-arrivo 12 Giugno 2014.
Ad un aumento delle tasse automobilistiche non corrisponde una manutenzione delle strade,oramai viviamo in strade equivalenti ad Albania, Romania etc., 
Ci si domanda poi del perchè del crollo delle vendite delle vetture?
[parentesi chiusa].

Parlano di rete o "autostrade dell'informazioni", simile ai viaggi fisici delle persone.
In realtà la rete offre da tempo sostegni agli automobilisti, per esempio
il noto http://www2.prezzibenzina.it/ web/app e waze.com web/app, entrambe riducono costi, tempi, informano. 
Poi ultimamente c'è stata la polemica per Uber app, di seguito è spiegato in sintesi e con completezza;

Sono iscritto e conosco da tempo;
skyscanner.it/ (per volare, cercare tariffe più economiche)
Passaggi auto, condivisione, offerta:
http://www.carpooling.it/   Sia web che app
roadsharing web/twitter     

Nel caso non ci fossero soldi per un viaggio, quello virtuale a portata quasi di tutti promette poche tasse, un'applicazione è:

YoubeQ (web google chrome);

Basata sul "vecchio", conosciuto e rinnovato, google.com/intl/it/earth/ che permette una serie di viaggi virtuali quasi illimitati, dipende dal dettaglio, dal numero di immagini. Combinata con panoramio.com (dove tutti noi possiamo partecipare e caricare foto - geotaggate - scusate l'espressione) i viaggi aumentano nel realismo e nella personale visione del circostante.

p.s. Un lettore ci segnala il suo servizio/ sito di viaggi, via modulo contatto blog, pertanto chi volesse può vederlo qui http://www.easyholidays.it/ .
Non sponsorizzo, non faccio pubblicità, ne ho interessi e ritorni economici; ma essendo interattivo pubblico il link come altri pertinenti al soggetto Viaggi.

martedì, dicembre 31, 2013

Vulcanizare, autotrasporto e bistra. (seconda parte)



 Appartenevo alla categoria protetta e in via d'estinzione (in Ungheria) del turista dentale, la concorrenza si sposta ad est nei paesi più   inimmaginabili come la Romania, la Moldovia, la Bulgaria eccetera. La differenza sostanziale è la lunga tradizione della scuola odontoiatrica ungherese, ogni posto ha le sue specialità. Così mi consolavo ogni volta che tornavo all'appartamento,  ripetendo a me stesso, come un mantra che loro fossero i migliori e che  il dolore senza fine,fosse passeggero.
Consultando la guida Tripadvisor, alla quale mi ero re-iscritto da poco, (una sorta di social network per valutare luoghi) cercavo posti, cose che non avessi visto nei viaggi precedenti e che ora, la distanza prossima, me lo permettesse con la mano di afferrare e metterlo nel tesoro della memoria di un errante viaggiatore.
Musei, antichità,  antiquariato,  poi luoghi famosi come la piazza degli eroi, la statua di Anonymous, (la foto è sulla prima parte del post) poi anche le attrazioni; mi colpì il club shooting center Celeritas.
Seguivano commenti entusiastici e la mia incredulità,  in Italia completamente proibito, sparare con armi vere, in uso alle polizie e da guerra etc,. Così ho prenoi un paio di giorni prima per sabato.Raggiunsi in taxi anche se potevo con i mezzi pubblici, a patto di capire l'ungherese. In effetti era un club, in un sottoscala dentro una zona industriale, magazzini, depositi a lato di una grossa arteria. Le segretarie alla cassa, molto giovani,  all'intervallo di ogni sessione, cambiavano i bersagli, organizzavano i gruppi. Due gruppi continui, pistole e l'altro fucili. L'unica formalità,  il mio documento d'identità e la liberatoria che non intendevo suicidarmi, far alcuno male e che non ero affetto da malattie mentali, scritto in quattro lingue incluso l'inglese. Gli istruttori sembravano i classici soldati o poliziotti dei corpi speciali, vestiti di nero, tutti armati con una pistola a rapida estrazione all'altezza della gamba. Avevano maschere anti-fumo e polveri, perché l'esplosione ed esposizione alle polveri sottili continua non è salutare.
Lo scopo di provare, testare, capire, il funzionamento dell'arma, è simile al tiro con l'arco, richiede concentrazione sul bersaglio, precisione, calma, controllo, per questo ha molte caratteristiche simili ad un vero sport. Ero in un gruppo di dieci persone ed ero il secondo in rotazione. Spesso il ragazzo accompagnato dalla propria ragazza, vedevo la loro reazione di paura, rifiuto, insicurezza, ma gli istruttori erano rassicuranti ed eccellenti guide nel correggere la tecnica di tiro, sapevano e capivano chi avessero di fronte.Ottimi psicologici. Sono rimasto sorpreso dalla leggerezza e precisione delle più recenti pistole, il primo round con la serie di pistole è stato divertente. All'ingresso del secondo locale per l'uso dei vari fucili, alcune ragazze dopo aver provato i più semplici, si sono rifiutate di proseguire, terrificate dal potenziale esplosivo della bocca di fuoco, dal rinculo dell'arma (posso assicurare che due tipi di fucili, erano poco maneggevoli). 
Non sono un fanatico delle armi o in favore della loro diffusione, però ciò che noto è che io straniero con il divieto assoluto e incondizionato in Italia all'uso e alla prova posso andare in un altro paese e semplicemente provare le armi proibite,  in un ambiente controllato e con procedure di sicurezza. 
La sessione completa di pistola e fucile durava all'incirca due ore, al termine vi era un concentrato di polveri da sparo, fumi, bossoli, possibilità di foto ricordo-trofeo con l'arma preferita. Senz'altro avrei voluto portare il kalanshinkov o AK-47, piuttosto preciso, leggero e con un moderato rinculo.  All'uscita incontrai il gruppo successivo , rimasi abbastanza sorpreso a vedere che erano arabi e qualche pachistano, senza alcun riferimento, provai una forte insicurezza. Nella liberatoria era scritto che il club poteva anche rifiutarsi di ammettere persone nel poligono o sospendere, senza dare dettagliate ragioni.
Quell'intervallo del sabato mi alleviò le sofferenze, all'uscita pretesi di tornare all'appartamento coi mezzi pubblici. Un avventura, dopo due tram, un giro di metro, un giro di tram, riuscii a tornare dopo circa 4 ore. Abbiate coraggio di ridere, se sapete l'ungherese.
Il metró di Budapest non è il classico metro, le carrozze sono piccole, quasi di cioccolata e legno, sembrano fatte per i turisti, non ci sono lettori di carte o biglietti, ma controllori umani agl'ingressi.
Quando arrivai alla stazione di Szechenyi (fermata vicino alle omonime terme, le più grandi d'Europa) non avevo nella mia mappa mentale le distanze esatte, anche perché l'entrata e uscita del metrò assomigliava ad un bagno pubblico, seminterrato in un giardino, con insegne in ferro scolorite.  Il palazzo distava una trentina di metri e non era impressionante ne originale per l'architettura e le sculture. Si poteva vedere oltre la strada l'ingresso allo zoo (già visitato in altra occasione) e il circo stabile. Entrai in un ingresso dov’era la biglietteria e vidi oltre le spesse vetrate l'acqua marina azzurra caraibica blu, in mezzo al grigio cielo, inaspettato. Vi erano tre distinte vasche o piscine, ma erano solo quelle visibili dall'esterno e nell'anfiteatro, lungo tutto il colonnato eccetto la parte della ristorazione, vi erano solo piscine e saune, non visibili dall'esterno.
Andai alle terme il 23 novembre, a mia insaputa, giorno di commemorazione per le vittime del '56, capii perché vi erano angoli pieni di fiori e candele, di fronte a statue.
Dopo il pagamento del biglietto, il cambio in costume, l'asciugamano e le ciabatte, mi attendeva un lungo percorso di vasche, acque termali calde e fredde, tutte da provare. È un'esperienza unica, rigenerante per il corpo e la mente. Acque a 35 gradi, in vasche semi ovali, tra stucchi e marmi, nulla delle moderne piscine. Fuori da ogni mia immaginazione restare fuori all'aperto in novembre, prima di entrare nelle piscine scoperte, non rabbrividire, non tremare di freddo. Una pazzia per chi abita nella pianura padana.Non siamo all'equatore ma quasi all'altezza di Vienna, oltre il nord Italia.
Si può trascorrere l'intera giornata perché vi è una varietà di vasche, intrattenimento, attività fisica e anche sorseggiare una birra sulla terrazza antistante la piscina.
Il club di tiro , la giornata alle terme, gli unici due divertimenti o trasgressioni ad una vita da monaco. Poi visitai anche l'ex clinica americana, considerata una delle migliori, ma anche la piu costosa, per un check-up generale. Il vantaggio era che parlavano normalmente inglese ed erano disponibili 24 ore. Le tariffe erano anche piu alte di quelle italiane.
In seguito a quei test, dovevo attendere la risposta la settimana successiva, il dentista terminava l'opera il mercoledì;  avrei avuto circa cinque giorni d'attesa....La mia vettura sembrava aver riposato abbastanza.
Così  da alcune sere, scrutavo la mappa, mi chiedevo  a cosa fossi vicino, interpretare segni, punti, colori di una mappa. Poi si confidavo un poco nel "navigatore" interagendo sul tablet per i nomi stranieri e la macchinetta di bordo, oramai tecnologicamente superata.
 Posso in tutta tranquillità affermare che ho combattuto contro i "navigatori" numerose volte, macchine, intelligenze geometriche prossime allo zero, errori di natura e serial killer, la lista d'insulti a quelle voci sintetiche prima e dopo aver realizzato la vera route o percorso d'arrivo.
L'esperimento più divertente a proposito fu il giorno seguente, raggiungere un distributore, l'unico di gas metano, in Budapest, a circa 5, 5 km dall'appartamento dove vivevo. Impostai il telefono con g. maps e il navigatore g. Americano (non voglio nemmeno fare pubblicità negativa) , tutti e due in lingua inglese, tutti e due la stessa partenza e la stessa destinazione, ebbene dopo circa tre minuti , ad un incrocio, uno diceva di voltare a destra , l'altro di andare dritto. Quando arrivai sulla via dove il ditributore si trovava, un nuovo incrocio, il telefono disse di girare a sinistra mentre il navigatore disse di girare a destra, entrambi concitati e urlanti, per fortuna erano due macchinette e non due suocere. Non mi trattenni, alla fine seguii l'istinto e raggiunsi il distributore non ascoltando il deviato navigatore.
Avevo in mente una pazzia, non lontano da Budapest, 250 km circa, c'era Timsoara, Romania, non ero mai stato... in quel paese, anche se in molti mi ci avevano raccomandato. In Romania non avrei mai trovato gas metano per autotrazione, ma la benzina sarebbe stata meno costosa.
In fondo le  autostrade ungheresi non erano molto dissimili da quelle francesi, occidentali, senza grossi problemi di guida. Vi erano alcuni avvisi, ma non capivo, non fingevo, dopo avrei capito come e perché. Andai per chilometri, circondato da boschi, ore e ore di guida, intervallate da ore di radio, musica classica, parole incomprensibili. Poco dopo l'uscita dall'autostrada, non lontano dal confine, vi era un discreto centro commerciale,  un supermercato recente, molto rifornito, extra lusso, l'ultima visione occidentale.
 Per qualche ragione il navigatore (si , confesso mancò la mia intelligenza e controllo), mi condusse per strade di campagna, non la principale, al bordo di boschi e villaggi, si avvicinava il confine come direzione, ma le strade sembravano di periferia. Così raggiunsi questo confine, non come quelli di Shengen, passaggio senza controlli. Il passaporto fu controllato 2 volte e poi esistevano dei capanni di legno dove cambiavano soldi, vendevano le "vignette" per vari paesi  altre cose. Passato la frontiera, non fu solo un atto fisico, spaziale, ma qualcosa di molto di più.
Mi informai, alla fine la signora mi fece comprare per alcuni Lei (la moneta romena) il permesso settimanale di girare nelle loro strade applicando la "vignette" sul vetro. A vedere la mappa Timsoara non era molto distante, forse un ora, un ora e mezza?
La lezione fu molto, molto dura, dopo non smisi di credere al navigatore, alle mappe e alla correlazione chilometri e percorso. Le strade non erano con buche, solo quando entravano nei "villaggi", potevano essere disconnesse. Si, c'erano ancora alcuni birocci, calessi, con famiglje trainate da cavalli da tiro. I villaggi, una fila a lato di case, un piano,  a volte colorate, col negozio piccolo del paese. Il nulla attorno. Ho attraversato per ore con rocce lunari intorno senza vedere una casa, solo qualche cespuglio, un capanno per il fieno. La presenza di una macchina straniera scatenava nell'inseguitore l'assoluta necessita al sorpasso, anche in situazioni critiche, come curve.
Con mio terrore vidi un paio di volte rallentare senza apparente motivo, alla fine si vedeva la croce di S.Andrea per indicare che c'era un binario, senza passaggio a livello, senza semaforo, nulla che indicasse il passaggio del treno. Sembrava di essere nel selvaggio west, mai visto autostrade, in realtà solo due, fatte entrambe, da Ptitesti a Bucharest e dalla capitale a Costanza. 
Raggiunsi Timsoara verso sera, esausto, la guida, diversa da altri paesi in cui avevo guidato. Confesso che avevo già avuto alcuni ripensamenti,  mi sembrava impossibile guidare così,  oltre ad essere pericoloso.
L'hotel, "city hotel" si trovava lungo la strada principale in arrivo alla città,  un "tre stelle" discreto, moderno, due piani, ad un lato un sontuoso ristorante, sul lato opposto un cortile. Costo circa 30 eur. Internet, tv, letto matrimoniale, bagno, tutto funzionante. Il personale, come ho avuto modo di in seguito, "scortese" o non accogliente, ma non c'era nulla di personale. 


La mattina avevo necessità di cambiare eur nella moneta locale, guardando la mappa, decisi di camminare verso il "centro". Arrivato al secondo incrocio vi erano taxi posteggiati alla rinfusa, in quarta fila, negozi e banche. Realizzai che erano chiusi perché sabato. Provai a chiedere ad un tassista,  giovane o almeno sulla quarantina,  capii che ero italiano e iniziammo a conversare.
Andrei era stato in Italia e aveva lavorato in alberghi della riviera romagnola,  parlava un discreto italiano,  conosceva la città molto bene ed era la miglior guida che potessi desiderare. A bordo della Dacia, una macchina simile alla fiat, utilitaria, affrontammo vicoli, poi larghi a tutta velocità,  infine mi portò nel quartiere universitario,  dove c'era uno dei primi cambiavaluta, migliori,secondo lui. Poi mi fece vedere la fabbrica Ursus, una granfe fabbrica circondato da case e appartamenti,  chiusa da poco, produceva la birra locale. Una visita ad un hotel gestito da Italiano, uno sguardo e via. Purtroppo in giorni e giorni, l'unica interazione con un umano. Partii tardi da Timsoara, dopo mezzogiorno e iniziai a guidare verso Bucharest con lo scopo di arrivarci. Strade e villaggi, seguivo credo la E74, E78 anche se ero curioso di quanto mi avesse accennato Andrei, trovavo alcuni segni lungo le strade, i monastir, chiese, edifici di culto ortodosso su vette di colline, dove mi diceva si praticava un estrema ospitalità. Ogni tanto a lato di strade si vedevano, come apparire dal nulla, enormi magazzini, fabbriche, servite da quei camion che erano sempre in mezzo nelle strade. Difficilmente si raggiungevano i 70-80 km all'ora, così fare 300 o 400 km diventavano cinque, sei ore di viaggio in auto ininterotto. Com'era possibile che un paese così, con quelle infrastrutture fosse in Europa ? Avrei voluto chiederlo ad alcune persone che ne avevano raccomandato l'ingresso.
In ogni villaggio c'era la scritta, anche a mano col gesso bianco, "vulcanizzare" , non capivo, vedevo capanni, forse officine, "vulcanizzare". Guidare per quelle strade , a volte desolate, con vista di colline vuote, qualche attività di pastorizia, il nulla, un selvaggio west.
Arrivai ad un incrocio nevralgico, una serie di rotatorie, depositi, intersezioni, centinaia di camion, per l'ingresso a Pititesti, ingresso all'autostrada. In effetti era un'autostrada a due corsie. Circa 80 km da Bucharest.  Arrivai alla periferia, dall'autostrada che sembrava trasformarsi in una specie di tangenziale con multiple uscite, centri commerciali, depositi, attività umane e civilizzazione.  Prosegui ed entrai in uno dei tanti viali, dove le due doppie careggiate erano separate dai due binari del tram, questi aveva la forma di un uovo, vecchio. Vi erano palazzi, condomini, pubblicità anche di marche famose, ma l'urbanizzato mancava di armonia. Per un ora circa girai, fino a trovare un altro hotel, "city hotel" , ricorrente. Al centralino vi erano due ragazze abbastanza scortesi, le camere erano piccole e l'hotel in pessime condizioni. Internet si prendeva solo nel salotto d'ingresso. Ebbi necessità di camminare dopo tante ore di auto, così  chiesi a loro la direzione del centro, mi risposero ovunque e che c'era tutto. Infatti camminai per una buona mezz'ora non vedendo altro che condomini, cortili. La città (almeno il luogo dov'ero) era buio, non avevo intenzione di starci oltre il necessario. La mattina volevo concedermi una colazione e altri due passi prima di raggiungere la successiva meta. Nell'hotel vi erano delle stanzette dove si consumava una colazione ridicola, caffè,  the, pane, biscotti secchi. Così dalla mappa non appariva lontano un grande centro commerciale, in effetti dopo aver camminato un chilometro e mezzo, altre insegne “vulcanizzare” poi “autotrasporti”, attraversato un incrocio da trenta metri , vi era questo centro commerciale notevole. Fu lì che dopo una normale colazione provai e comprai una simcard con internet senza necessità di presentare alcun documento d'identità!
Fu molto utile per utilizzare le mappe via internet e fare veloci ricerche.
Successivamente partii per l'est. Dopo circa un ora di attraversamenti della città, con l’aiuto dubbio del navigatore, imboccai la direzione giusta. Ero rinfrancato dal fatto che mi aspettavano altri 200 e passa chilometri, ma in autostrada ! Per molti chilometri l’autostrada era vuota, ai bordi a cadenza regolare dei parcheggi con delle casette per i bagni, null’altro. Le stazioni di servizio scarseggiavano. Poi fu un sali e scendi, non ripido ma si attraversavano colline spoglie, terre senza nulla. Per tutto il tempo che sono stato in Romania, non ha mai piovuto, era caldo, ed è stata una fortuna, considerando le situazioni delle strade.Infine verso venti chilometri dalla fine dell’autostrada, ad una sommità si vide il mare, colore blue cobalto,scuro.
In realtà vedevo un porto, una zona industriale, delle rovine, senza alcuna attrattiva. Le uscite erano numerose, pensai di andare in fondo, dov’era il porto, usci e per molti minuti rimasi fermo ad osservare il panorama, non capendo dove fosse la strada per Costanza o come arrivarci. Infatti tornai indietro, vi erano rotonde e segni poco chiari e così feci altri venti chilometri e poi altri venti per ritornare all’uscita corretta. Persi circa un’altra ora.
Per la prima volta vedevo il Mar Nero, che bagnava tanti confini e posti famosi

Costeggiai  dalla fine del porto, parte della città, molto attiva, con palazzi di varie età, cavi elettrici sospesi come nelle città americane, alberghi di ogni tipo, alcune catene di fast food, negozi, poi la direzione “Mamiamia”, la parte “turistica”, un viale di palme e la striscia di asfalto che ha ai lati il mare, poi gli alberghi. Dopo tre giorni di intensi viaggi avevo raggiunto la costa e così osservavo ciò che sembrava un mare o un lago, mentre alcune famiglie portavano i bambini a passeggiare in una rientranza della spiaggia. Era una spiaggia senza alcun impianto turistico, spoglia, solo lcuni alberghi avevano i muri ad una ventina di metri dal bagnasciuga. Era il turismo dell’est, non alla maniera colorata, eccessiva della costa romagnola. Presi una stanza nel Duna Hotel, anche questa di bassa qualità nonostante l’effetto scenico dei salotti colmi di antichità, velluti chiari e verdi, divani imbottiti e soffitti di legno. Le camere erano decisamente penose o scarsamente sufficenti al comfort.
Camminai la sera per comprendere dove ero esattamente e progettare le visite del giorno dopo. Mi fermai in un ristorante italiano dove nessuno era italiano e tutto era finto.
Il giorno dopo andai al vicino centro turistico dove non mi diedero alcuna informazione, poi riuscii a cambiare alcuni soldi in centro, passando trovai un luogo dov’era scritto “Vulcanizzare” a fianco, Autotrasporti, entrai e capii finalmente che autotrasporti significava self service. Vulcanizzare era invece il vecchio metodo i trasformare la gomma, sia per le gomme delle auto che altri usi. Mangiai qualcosa di decente in mezzo a studenti e varie persone. Ritornai al porto, girai per uffici, chiesi in più parti, ma tutti mi risposero che quel che cercavo era solo nel periodo estivo.  Sembrava come tentare di entrare in un muro di gomma, senza vedere fessure, pertugi, porte, per questo occorreva una chiave, una persona, una guida, qualcuno locale e friendly. In generale tutti i paesi dell’est sono di difficile accesso se non con la guida locale. Così dopo numerosi tentativi senza alcun successo abbandonai la città, giornata inoltrata, mi misi in marcia, cercando di superare Bucharest.  Furono altre tre ore di guida, poi giunto a Bucharest, tentai la “Centuria” , supponevo una pecie di tangenziale. No, la peggior strada che avessi mai fatto.
E’ in gran parte una strada non asfaltata, intorno vi sono magazzini e zone industriali, una fila di camion senza fine, non vi sono veri semafori e la gente si butta negli incroci. Infine passono rotaie con treni senza passaggio a livello, per fare circa 15 km ho impiegato un ora.
E’ un inferno di polvere, operai che saltano da camion, altri  scendono da furgoni, l’unico posto dove vi sono persone che vendono prodotti per la strada, CD, frutta, qualsiasi cosa. Poche macchine schiacciate da una colonna di camion.Uscito da quell’inferno imboccai un altra strada differente verso nord, suggerita da un altro tipo di navigatore. Si saliva, vi erano foreste, la strada classica statale a due corsie.  Sorpassai diversi motel, nella speranza di raggiungere il più possibile vicino al confine, ma sapevo che restava troppo lontano con quel genere di strada. Alla fine, a notte inoltrata, mi fermai ad un motel, erano parcheggiati numerosi camion, vi era la guardia, una piccola trattoria e alcune camere sopra. Nonostante l’aspetto, trattoria da camionisti, arrivava internet con la password. Questo mi stupiva, in un luogo ai margini, isolato. Con 25 Lei mangiai, nulla di eccezionale, e dormii.
L’indomani, bistra,bistra (veloce, veloce) ripresi l’auto nel tentativo di raggiungere Budapest.
Quando attraversai la frontiera, dopo diverse ore, ebbi ancora più forte quella sensazione di liberazione. Al ritorno in Italia e consultando la cartina avevo fatto oltre 4 mila chilometri in auto, andata e ritorno incluso.
Lungo l’autostrada occidentale verso Budapest, ad un area di servizio fui fermato, ebbi una discussione con quello che sembrava una pattuglia di agenti o esattori. Non avevo la Vignette ungherese, pertanto mi comminavano una multa di cinquanta euro e qualcosa.
Successivamente raggiunsi Budapest ed ebbi un serio conflitto col navigatore, mi fece ripetere la strada più volte, infine quello che doveva essere un ostello era veramente penoso, con l’indirizzo errato di una ventina metri, purtroppo quando si è stanchi è terribile.
In questo ostello vi erano personaggi singolari, tipo un orientale, un paio di inglesi e qualcuno del nord europa, putroppo ero esausto. Quasi tutti dormivano in un unica camera con servizi comuni, io ero il privilegiato perchè avevo stanza e letto tutto per me, ad un costo maggiore dell’appartamento pieno di confort che avevo prima nella stessa città. Questo significa che l’equazione soldi e comodità non è vera, sempre. Ritirai gli esami, nulla di significante, poi ripartii per l’Italia.

Non avevo alcuna nostalgia dell’italia, solo alcune cose neccessarie da sistemare. Mi chiedevo spesso e ancora me lo chiedo, ogni posto che visito, se sia il posto dove possa abitare. In questa ricerca,viaggiare, avere le valigie pronte, 
Mi hanno detto spesso "Qui non hai idea del paese corrotto...." , sospiro, poi chiedo "ma è vero che gli Italiani hanno inventato la parola Mafia e il concetto ? Basta aprire la porta di casa! Guardati intorno..." Immagino che ci sarà un po' di corruzione in qualsiasi luogo, ma sono stanco di aprire quella porta e immaginare che anche nell'angolo, qualsiasi cosa debba aver ottenuto favori.
 Sarò uno straniero in ogni luogo, se sapete cosa voglia dire, ma almeno mettiamo una parola fine.



 E' stato un anno interessante, pieno di sconvolgimenti nel mondo come personali, tutti vorrebbero avere il diritto, l'onere, la pubblicità dell'ultimo discorso d'anno, almeno a quanto si racconta nelle cronache del bel paese.Purtroppo i veri bilanci, una sequenza inaudita di chiusure di aziende e conseguenze per migliaia di persone, in quel paese. La mia ammirazione è per quelli che restano, resistono e le loro motivazioni, che sono indubbiamente rispettabili.Buon 2014

sabato, novembre 30, 2013

Vulcanizare, autotrasporto e bistra. (prima parte)

Anonymous - Budapest
Un viaggio programmato da tempo,tornare dopo quattro intensi anni sulla poltrona bianca, sotto i fari, gli atrezzi , per una bocca restaurata o al meno peggio.
Il camice verde, i pantaloni bianchi, il visore trasparente in  plastica, apparenze necessarie, la prospettiva di cure possibili.
Nella brochure come nel sito, tre donne da copertina e pubblicità, il dottore assomigliava a quello della serie Nip & Tuck, quello cinico e don giovanni. Tutte apparenze come si diceva….
Conoscevo e avevo fiducia in quel dottore quarantenne e questo contava più di qualsiasi pubblicità e prezzo ribassato.
Nonostante tutto fosse quasi già conosciuto, città, dottore, percorso, qualcosa d’impalpabile, d’insicurezza, d’ansietà avvertivo ogni giorno che si avvicinava alla partenza. Quella data già rimandata due volte per cause varie nel giro di due mesi.
Forse la lontana memoria del trapano, forse….forse se lo sapessi !
Non sarei qui a scrivere in queste condizioni e a cercare risposte ….
L’incertezza non aveva motivi di esserci, come ripetuto più volte, ma le sensazioni a volte restano tali , a volte sono come premonizioni lanciate dal corpo alla mente, a volte le chiamano intuizioni, spesso hanno un colore nero cupo, spesso fanno paura come le profezie.
A grandi linee, la mia mente tracciava la partenza alle due di pomeriggio, forse sosta notturna in Slovenia o già in Ungheria, poi ….il luogo di sosta per due o tre settimane….nessun indirizzo, solo qualche visita casuale nell’immaginario di internet.
Avrei potuto andare in camper, la casa viaggiante dove vivo, ma il pensiero di affrontare alcune operazioni, inclusa la guida, col dolore in bocca o la debolezza degli antibiotici, infine i costi di alloggio differenti, il tutto, un rischio  che non giustificava l’apparente economia….
Partivo la mattina dalla Romagna dopo aver salutato parenti, così dovevo parcheggiare il camper in un luogo sicuro e non dedito al saccheggio, sembrava tutto facile, ma incontrai la classica tranquillità di pensionati dediti al commercio saltuario, dove le abitudini, i riti, le pause pranzo, gli incontri con gli amici, prevalgono sulle necessità del cliente.
Bisognoso di un servizio, una sorta di mendicante,il cliente, ininfluente, le sue necessità come quelle di tutti, inutili,
Dovetti calmarmi e trattenermi, mentre loro con tutta la calma possibile, in ufficio  facevano la fotocopia, con un dito colpivano la tastiera,le lettere,il codice fiscale, l’email e tutto il resto, con gli occhiali abbassati a metà naso controllavano ciò che il loro programma aveva sfornato da una vecchia stampante ad aghi, mentre rispondevano al telefono, mentre accompagnavano altri clienti fuori dall’ufficio,un prefabbricato.
Era tutta una inesorabile sequenza per farmi perdere tempo, il mio senso di disagio aumentava, mi sentivo in trappola in una baraccopoli di camper e prefabbricati, mentre i signori discutevano dei prossimi viaggi col club.
 Mentre l’ora già segnava l’una, mentre i bagagli dovevo completarli, in un campo, dentro un camper, svaligiare me stesso di cose. L’ansietà in quei minuti era fisica, scegliere il vestiario per due o tre settimane, la tecnologia da portare, le cose da nascondere nel camper, così via. Tutto diverso dalla partenza di casa, dove gli oggetti lasciati, non importa dove, solo ricordarsi di chiudere la porta di casa.
Alla fine l’auto era lì, non so come, l’avevo trasportata, il camper era lì, lo scambio delle borse pronto, il riscatto di ansietà e malessere, pagato.
Accendevo e partivo alle tre e mezza del pomeriggio, gli antefatti sono questi.

Presi la tangenziale, ma questo particolare non ha senso ricordarlo, imboccai l’autostrada per Padova, lunga tutta oltre 90 km, a due corsie, poi dopo Padova verso Venezia. Poi la ricerca dell’ultimo rifornimento di metano F_square1…infine la destinazione Ljubiana.
Pagamenti vari di pedaggi, poi finisce l’autostrada anche se sembra continuare in una superstrada, pochi chilometri dal confine, all’uscita una paletta mi ferma, la polizia stradale. . Un controllo veloce,casuale dei documenti,, nulla e riparto.
La radio al minimo di volume, poi smette il segnale tra le montagne di Fernetti,
Mi accorgo dopo alcuni chilometri di essere in Slovenia dai cartelli dei distributori con sigle e nomi sconosciuti.
E’ già sera, non raggiungerò Budapest, ma forse Ljubiana; sembra che vi sia un distributore automatico di metano, quindi dopo la sosta notturna lo cercherò.
Fino ad allora, il navigatore era al mio fianco come un indicatore di mappa ma non di rotta, silenzioso.
Raggiungo Ljubiana e poi seguo le direzioni verso il centro, noto dei grattacieli, una serie di tangenziali, i prati, le case popolari, poi dopo un semaforo di un grosso incrocio e improvvisamente attraversandolo mi rendo conto che non sono più in periferia, ma per magia, nel centro della città.
I palazzi  sono di anni, schiere di tre, quattro piani, anonimi e grigi, poi vetrine di kebab, pubs, infine quando giro l’angolo sono a fianco del City Hotel,F_square2 (11/Ottobre/2013 ore 7:15 PM) sembra un quattro stelle. Parcheggio dietro una fila di taxi, poi prendo coraggio e affronto la reception, c’e’ un gran movimento nella hall di persone e dei cartelli indicano che sono in corso due conferenze.
Il prezzo è in Euro, tutto è in euro, mi dicono che una singola c’è , con bagno, wi-fi, al modico prezzo di 70 , quando chiedo del parcheggio, diventano 90 !
Rimango sorpreso, il parcheggio costa tanto fuori dall’albergo  e dentro. Il garage è basso, claustrofobico, stretto.
Internet è libero, si trova anche per strada anche se le consessioni non sono buone.
Guardo i cartelli e una conferenza è sulla Psicologia, internazionale, 
Sono in mezzo a psicologi e psichiatri di fama internazionale, d'istinto e ironicamente mi viene da nascondermi, La stanza è spoglia, semplice, armadio letto e tavolo, un TV in alto sospeso. Dopo pochi minuti di scarico di bagagli, esco e vado alla ricerca di un posto per mangiare. 
Mi accorgo di essere capitato in una parte, in un luogo turistico, a parte ciò che il passato ha donato, la chiesa, le mura, il selciato irregolare, il fiume, ci sono le solite catene che rassicurano che tutto il mondo è paese, i vari franchising. Passando in quelle vie, dove i tavoli sono sparsi all'esterno dei locali, studenti e ragazzi in gran quantità. ascolto varie nazionalità, poi loro, gli italiani, coppie che girano e confrontano negozi.
Ceno in un pub. Rientro, dormo e la mattina trovo "la colazione". Una serie di tavoli e buffet dove l'immaginazione mi frena cosa mangiare, assaggiare, cosa non è conveniente mescolare. Il Caffè è un po' diluito ma saporito, i succhi di frutta, gli yougurt, il latte, i cereali, poi si passa sul pesante, salsiccia, uove , etc. 
Non voglio ricordare a quest'ora la colazione, perchè di fatto , l'unico plus di un hotel costoso e non eccezionale. 
Esco dal sottoreaneo parcheggio dell'hotel e seguendo il navigatore, dopo pochi chilometri raggiungo un posto quasi desolato, due pompe distributrici di metano, non vi è nessuno, solo le istruzioni in molteplici lingue. La prima volta che farò da solo metano all'auto, un self service inimaginabile in Italia. Eppure tutto funziona egregiamente,
Alla fine avrò un autonomia di circa 220 km. Così parto in direzione dell'Ungheria, il viaggio per raggiungere il confine non è lungo, circa tre ore, Le autostrade sono semplici e senza particolarità, ne di traffico, ne di guida, Alla frontiera il solito controllo passaporto e poi via verso Budapest. Faccio una sosta in area di servizio,verso le quattro di pomeriggio prima di raggiungere l'area, Poi riparto, l'autostrada si allarga,dopo un centinaio di chilometri, iniziano le segnalazioni per vari paesi, per veri luoghi intermedi, mentre la strada per Budapest Centro e Ovest restano due corsie,.I vari "Kerulet I " etc. come suddivisa l'area.
Ascoltando la radio, a parte la musica, tutto è incomprensibile, come essere un alieno dallo spazio.
Avrei voluto dormire nella barca-hotel di fronte all'IIsola Margherita, ma non era vicino a dove il dottore aveva trasferito lo studio, in ogni modo percorrendo due volte il lungo Danubio, mi fermavo e mi rendevo conto che le barche attraccate erano convertite a pub , ristorante o altro, ma non quello che cercavo. Poi come in un bigliardo, dove le macchine corrono veloci, senza voler essere tamponato e senza sapere dove, mi ritrovavo su in una collina, un quartiere, una zona sperduta, boschi e ville, "Panzio" e di nuovo Panzio" ovvero una specie di pensione , piccolo hotel. Vedevo in basso il brulicare delle luci, i vari ponti, l'aria era un po fredda,era l'11 di ottobre , quello in basso era la città. Mi domandavo se fosse caduta la neve come avrebbero fatto a scendere con le auto da pendenze così ripide.
Alla fine di due ore perse in guida senza sapere dove e come, mi arresi, suonai da uno di questi panzio. Era una villetta bianca con tanto verde e piante, qualcuno avrebbe detto pittoresco, ma in quel momento avevo necessità di un bagno e di un letto, nulla più.
Entrando nel cortile, una luce si accese abbagliante, provai a suonare o bussare e dopo alcuni minuti un signore anziano usci e parlammo un po' in inglese fino a che chiesta la mia nazionalità mi disse alcune parole in italiano. Salendo le scale si vedeva nel seminterrato una specie di ristorante e al piano intermedio il suo locale e ufficio, poi al piano ultimo e superiore tre porte con accessi agli appartamenti., 
Mi diede una stanza che sembrava normale, il sottotetto e la visione da una finestra di mansarda di un pezzo di città in lontananza, Anche il bagno sembrava normale, anche la TV, tutto quanto....
La Tv non si accendeva e nel bagno non arrivava l'acqua calda, mentre fuori pioveva.
Scendevo in giardino, guardavo di nuovo la città, parcheggiavo l'auto e chiedevo dell'acqua calda, dove si fosse smarrita, Lui impeccabile mi assicurò che dovevo girare la manopola ed aspettare, cosa che feci nei due versi per mezz'ora, alla fine rinunciai. Un orrenda notte, pioggia, freddo, scomodità. La mattina si mostrò gentilissimo e offrì la colazione, disse che avrei potuto avere una stanza superba, uno sconto speciale, in quanto italiano etc.
Lo ringraziai e poi scappai, 
Era domenica e poco dopo mi trovai bloccato lungo il fiume per una manifestazione sportiva, poi il ponte bloccato, mentre tentavo di raggiungere lo studio del dottore e determinare un abitazione vicina. Quando arrivai c'era il sole, sembrava un altra giornata, lo studio, il nome corrispondeva sul campanello, ora mi guardavo attorno. 
Dopo circa una mezz'ora trovavo "appartamenti Vivaldi", parlavo con una gentile reception e spiegando e chiedendo mi offri uno studio, cioè un appartamento con camera da letto, angolo cottura, frigorifero, bagno con piccola lavatrice. Connessione cavo in camera e wi-fi al piano terra dove c'era anche un bar. (Fq Vivaldi appartment )
Ero circa a cento metri dal dentista, la soluzione ideale. Parcheggiavo gratuitamente in una strada vicina, all'ingresso di questi appartamenti,. C'era acqua calda in abbondanza e veramente mi sembrava di aver risolto tutti i miei problemi per un paio di settimane.
Il giorno dopo, trepidavo, avrei avuto quella visita. 


Alle nove di mattina suonai il campanello poi dopo alcuni minuti riuscii a trovare lo studio,
la signora Petra mi accolse parlando un perfetto inglese,manager dei clienti "esteri".
Il dottore sorrideva e poi c'era la sua assistente alla poltrona, una ragazza magra, con capelli viola e biondo argentato tipo cyberpunk. Il dottore parlava benissimo inglese ma non voleva, tranne il necessario, così lo ascoltavo in Ungherese, totalmente incomprensibile, poi tradotto nella quasi lingua materna, Al momento di fare i raggi, sparivano tutti e tre dietro una porta.
Poi veniva il prospetto. un elenco telefonico di operazioni da farsi, chiedevo se mi dovevo fermare per un mese, erano momenti di grave incertezza.
-No, assolutamente- confermava il dottore, un paio di settimane, piano I e piano II, Piano I, carie, estrazioni, capsule, corone e via dicendo, il piano due era in un due parti ed erano implantologia con quattro fori. 
Insomma tralascio per il  buongusto, La realtà era che tutti i giorni avrei suonato il campanello, mi sarei sdraiato, sorbito la narcosi locale, i vari trapani, poi sarei tornato massacrato in appartamento. Odio i dentisti per le sofferenze, i travagli, per le paure, per l'insofferenza di chiunque viola la bocca, il gusto del cibo.
Nonostante il luogo,i divertimenti, le potenzialità  tutto mi era quasi precluso a causa di quell'attività.Molte volte era come essere a digiuno e vedere bellissimi ristoranti, questa la sofferenza che provavo. Non potevo mangiare, non potevo bere, quello che volevo.
(posto che ho frequentato spesso http://4sq.com/9u2Rq0 , interessante Humus bar ).


 - prima parte.
(non posso aggiornare il blog come vorrei a causa di due limiti fisici, connessione internet e disponibilitò energia elettrica, essendo mobile)




domenica, settembre 01, 2013

Luoghi e commenti fuori dal luogo


 Il 31 Agosto 2013, ma qualsiasi altro anno, invero Sabato, come accaduto quest'anno, giorno di migrazioni, ho visto al rientro, un lungo serpentone metallico nella corsia di marcia opposta.
E' ironico pensare che "tutti" prendano l'autostrada per fare prima, risultando più lenti di tutti ?
Come quando "tutti" decidono la stessa cosa, "andiamo a fare una settimana di vacanze tranquille in riviera, nel posto che andiamo tutti gli anni", dove tutti vanno, a trovare la tranquillità.  Proprio perchè "tutti " insieme, come in un immenso condominio, un immensa fabbrica, gli ombrelloni che non lasciano metri vuoti, risulta quasi impossibile avere "quella tranquillità".
Qualcuno famoso diceva che ripetere le stesse cose aspettando risultati diversi era pazzia.
I numeri, le code, tutto registrato, tutto replicato, ogni anno, non è una novità, eppure viene trattato come un accadimento eccezionale.


 (La vista dell'autostrada da un sito radio, telecamere in diretta.)
Per informazioni recenti, in tempo reale http://www.autostrade.it/autostrade/traffico
dall'oblo di un aereo
Anche in aeroporto, code, file, perchè tutti hanno avuto la stessa idea.



Treno














 In treno, la selezione è maggiore, i villaggi e i turisti occasionali...


 Poi ci sono i "pochi", quelli che non fanno davvero come tutti, si sentono emarginati in Italia,sono guardati e forse giudicati "elite", "stravaganti", "zingari", comunque sia, con sospetto e con domande "Ma come avranno fatto a...?".
Poi, ancora più in là, i casi estremi e unici, finiscono sui giornali,le cronache etc. quindi, c'è sempre chi scrive su di loro.

Non so se appartengo ai "pochi", ma certo non vorrei appartenere ai "tanti" che finiscono  in colonna, in una calda giornata d'agosto, intrappolati in autostrada.
Credo nella collaborazione, internet, il blog, consigli sui siti di viaggio, consigli nelle mappe, forum, tanto altro ancora, possono aiutare a diventare quei "pochi", senza colonne, senza villaggi turistici inesistenti oppure carenti, evitando esperienze spiacevoli precedenti.
Il famoso "passa-parola", in internet da molti anni praticato,pieno di siti, pieno di consigli, esperienze di viaggio....
http://www.camperlife.it/diari-viaggio.html
Ne ho letto alcune di queste esperienze, di solito sono diari scritti come cronache, senza dare molte suggestioni di fantasia, immaginazione, però pieni di utili consigli di viaggio. In internet scrivere in maniera "neutra" aiuta a non far esplodere polemiche, poichè alla fine tutti hanno diritto di pensare come si vuole, non è il caso di insultare qualcuno se il mascarpone al ristorante dallo "Zio", quel giorno, e soltanto quel giorno, sapeva di detersivo...
Non siamo scrittori, non abbiamo in quel momento fantasia, possiamo però dare un servizio utile, non compromesso dalla pubblicità o da interessi di parte.
Attualmente quando fate il "check-in" (siete qui, in quella località o locale) il G+ o Google Map o  Foursquare o altra applicazione simile,chiede  "cosa ne pensi?" , puoi dare stelle, lasciare consiglio, un piccolo aiuto ai pochi o ai tanti, dipende dal vostro punto di vista. 
Prima di entrare nel ristorante, guardo i commenti, in generale, concordo....ma è bello sapere più o meno cosa ci aspetta.
Non è solo esibizionismo o presenzialismo, sapere che ora vi è una colonna di auto in fila, aiuterà il prossimo a cambiare strada. Evitare un sito fraudolento, significa risparmiare soldi e così via...
Sapere che in un paese diroccato nel Ferrarese ci sono opere di un artista famoso, potrebbe essere interessante per un amante dell' arte, un fotografo, oppure un ladro di opere d'arte...i pochi o i tanti, tornano in mente, in ogni modo, condivisione di informazione. Questa utilità dei social network dovrebbe essere già abbastanza provata, esperimentata...al di là del "turista per caso" o del "kilimangiaro" trasmissioni TV, alcune anche website, giornale etc.
Preferisco leggere racconti di viaggio personali, perchè la differenza è che siete voi, non una co-produzione, non uno sponsor, nient'altro che i vostri soldi, le vostre esperienze, i vostri occhi, la vostra penna a descrivere quel viaggio e quei posti che in quel momento erano così.
Un viaggio è necessariamente un investimento, denaro e tempo, in qualche modo, sacrificio, per cui ci si crede, anche andare in Egitto, nel classico village sul mar rosso, chi lo avrebbe fatto se avesse saputo che l'aereo al ritorno avrebbe avuto un atterraggio d'emergenza ?
Il viaggio è rischio, sempre così, altrimenti a casa in pantofole....
Il viaggio è scomodità, imprevisti, sorprese, insomma ...vita.

Il mio invito ai lettori, quindi, di scrivere nel  bene e nel  male, di questi viaggi, per continuare a viaggiare con la mente, anche nella prossimità dell'autunno, nella lingua che vogliono, (ci penserà google traduttore), facendo un servizio utile ai lettori, consigliando luoghi, esperienze.
Pubblicherò nei tempi possibili...sapendo che presto sarò di nuovo in viaggio..

P.S
Insieme a questa bellissima foto, fatta col telefono, ho trovato un altra, di quello che si è appropriato del mio telefono android, con tanto di mappa,data,località....non ha importanza, oramai...sono le sorprese di viaggio, perdere due telefoni android nel giro di pochi giorni.


Più precisa qui....

Se volete sapere come perdervi e ritrovarvi la memoria digitale del telefono ecco qui un articolo interessante:
find-your-lost-android-device-with-android