sabato, luglio 20, 2013

Prime impressioni personali

La prima volta della visita in Russia, in particolare, di San Pietroburgo, essendo molto grande il paese,come visitassi un quartiere con qualche via,qualche impressione su indigeni,lingua, abitudini,stranezze etc.
Visitatore senza pregiudizi,come fossi un marziano (la verità,non lontana),dicono sia la città più europea...non immagino il resto...
Seconda città per popolazione,dimensione, l'aeroporto Pulkovo 2 colpisce perchè il terminal non è grande,quasi un piccolo. aeroporto,mentre le piste lo sono.
Il controllo passaporti etc. una vera formalità, immaginavo ispezioni, quasi corporali con donna poliziotta che umilia il candidato aspirante a lezioni di russo, con frusta e nudità, posso assicurare, nulla di tutto questo. Praticamente, non ne gliene frega niente di chi siete o pretendete di essere, una delusione!
(Ovviamente i documenti devono essere in regola).
Gli indigeni non hanno l'anello al naso e non portano la clava, non siete inseguiti in citta da alcun servizio di polizia in borghese, sorry, non siete in un film di James Bond.
Il controllo con l'arco è proprio all'ingresso del terminal, a volte c'è una bionda hostess, altre volte qualcuno della security. Pochi militari e armi, meno che nella "civile" Italia.
Sono arrivato domenica anziché sabato, alle 4 circa anziché alle 15:00 di pomeriggio, l'alba
era già presente con la sua luce,il sole invisibile,la temperatura fresca ma non fredda.
La prima cosa vista nell'atrio era "costa caffè" ,una nota catena, "ecco ci risiamo" ,stessa catena di caffe a Londra etc. Poi verso le sei, un indigeno ha preso posto in una piccola scrivania mobile per vendere simcard telefoniche, in un inglese stentato abbiamo conversato, poi con una pinza ha trasformato la simcard da normale in mini, nel giro di un quarto d'ora avevo un numero mobile telefonico russo. Solo la registrazione del passaporto nel sito della società telefonica.
Verso le 7.30 è arrivato l'amministratore della scuola,il direttore, mi ha accompagnato "all'alloggio" mostrato poi quanto fosse vicino dalla scuola...
La padrona di casa, il marito, una famiglia ex alto borghese, vive in un museo vivente, una "casa" o meglio "appartamento" in un condominio vecchio di oltre duecento anni...epoca di Puskin, la consolazione è che quando Dovstoievsky era vivo e abitava un paio di chilometri da qua, sicuramente ha visto la casa,almeno dall'esterno (mi auguro,solo da esterno).
La signora era giornalista alla radio ufficiale, lui un accademico. Dentro la casa,un museo, la polvere sulle medaglie nel salotto. La polvere sul divano dove dormo etc., ma le sorprese erano appena iniziate, il bagno diviso in due, lo strano meccanismo per avere l'acqua calda,l' impossibilità di aprire le finestre, tutte doppie ma non vetrocamera!
L'impossibilità di oscurare la camera....in pratica è quasi sempre giorno, oppure penombra.
Poi ogni paese ha i suoi semafori....il guidatore ha il giallo anche per la partenza, il pedone spesso vede i secondi, a fianco del semaforo, per attraversare l'incrocio segnato da un ticchettio....insomma i secondi di vita,di verde.
Il traffico non è italiano, le vetture guidano in maniera anarchica, tipo autoscontri e naturalmente le più grosse hanno la precedenza e le priorità, oltre alla velocità,al di sopra dei cinquanta. Ho assistito ad "impennate" di moto e quasi gare di auto in pieno centro.

Sono tantissime le impressioni che colpiscono il visitatore e lo stordiscono come una potente droga. Non ci sono code per entrare nei fast food occidentali come nei reportage televisivi anni 80, non ci sono militari e polizia per strada, ....siete in un paese "libero"...
Incredibile molti indigeni hanno l'iphone e guidano auto occidentali e di lusso.
Ci sono tanti musei che forse non è sufficente un anno per visitarli; quasi tutta la merce e di
più che in Italia,le aziende estere da decenni fanno investimenti ed hanno rappresentanze etc.
Purtroppo non si è l'esploratore solitario, un mito scomparso da almeno un quarto di secolo; ieri a mezza notte passate in un negozio di souvenir c'erano solo italiani.
L'inglese,strano, non è molto parlato dagli indigeni.Tanti stranieri, la città è davvero un paradiso per i turisti, non posso immaginare cosa manchi.
Si può mangiare e cambiare soldi a tutte le ore, non si può comprare birra o alcolici dopo le 11, ma poi servono alcool nei locali a qualsiasi ora.
Mi ha colpito che le banche, presenti ad ogni angolo di strada, non hanno vigilantes e doppie porte, non sono come le italiane,veri fortini.

Che altro dire ?
A) Tanti stereotipi, la realtà completamente differente, quindi è ancora necessario viaggiare, imparare.Sento una profonda libertà e mi sembra di percepirla nelle persone.
B) Un posto di forti contrasti, voglia di vita e depressioni profonde.Ma questo lo anticipava gia la letteratura.
C) Una notevole sofferenza scrivere con un tablet, touchscreen, il cursore salta in tutta la pagina e ritarda la scrittura,rendendo estremamente complicato scrivere una riga di senso compiuto,tutto ciò avviene nel cloud, forse le connessioni non sono veloci abbastanza, sicuramente i programmi fanno molto schifo, trovare le lettere che si scrivono in mezzo ad altre parole costringe a quintuplicare il tempo di scrittura.In pratica non sono sicuro di ciò che ho scritto e non mi sento responsabile del tutto.

sabato, giugno 29, 2013

La pazzia del tempo o nel tempo


Pochi giorni fà su La7 hanno rimandato in visione un classico, vincitore 5 oscar e varie altre. E' curioso che come tutti i grandi film , "già visti e rivisti", proprio rivisti a distanza del tempo, appaiano cambiati e lo spettatore scopre "nuovi significati".
La storia dello spettatore, la storia della società è nel mentre cambiata e ci confrontiamo con la storia del film e del suo tempo.
Allora l'idea del manicomio e di quelle "trasformazioni" imposte nel cervello con pillole ed elettroshock facevano rabbrividire, trasformavano caratteri, "disciplinavano i violenti", restringevano e controllavano la forza sovraumana del "pazzo", ma...distruggevano anche la sua "genialità", come si vede nelle ultime sequenze, Jack Nicholson.

In un qualche modo, non poteva che riportarmi alle mie vicende personali e domande che pubblico, non per lasciarle cadere nel vuoto, ma sentire una risposta nell'eco del web, dei possibili lettori.

Nella sequenza in questione, lo psichiatra esperto, titolare del caso, conferma la supposizione dei suoi datori di lavoro o responsabili (nel film volutamente non è senza ambiguità) , "lei ci vuole prendere in giro tutti quanti, non ha nessuna malattia mentale, non vuole lavorare". 
Ci sono due tendenze opposte, il sofferente "psichico" che vuole essere ricoverato o curato e il sofferente che non vuole essere curato ne ricoverato, altrettanto speculare, lo psichiatra che diagnostica tutto e tutti come malattia mentale e dispone prescrizioni in quantità industriale, l'altro che anche di fronte a conclamate azioni, prescrive qualche goccia di valium e riposo, ma non ne vuol sentir parlare di ricovero e terapie.
Non posso ne voglio dare alcun consiglio o indicazione, non avendo alcuna competenza in medicina, psicologia etc, solo scambiare qualche esperienza personale.
Oggi ci sono delle "sfumature" nel linguaggio, tra essere o non essere malato mentale, termini estremi, ho sentito "disagio mentale", "sofferenza psichica", "attacchi di panico", "perdita di controllo e/o coscienza","tendenze", "ossessioni" etc.,
 Resta e rimane "la vergogna della malattia mentale", "della diversità", il cambio o il moltiplicarsi di termini, non lo esclude.
Nonostante a parole, accettiamo la possibilità e l'esistenza della dipendenza, della malattia mentale, delle deviazioni, del disagio psichico, tutte queste cose, allontanano automaticamente dal sociale, dal gruppo, dalla reputazione. 
In inglese, sia il matto che lo stravagante,il non-coerente, non conformista, è "lunatic".
Eppure le cronache quotidiane indicano un aumento senza precedenti di atti di lunatici, violenti,
di persone esasperate, di sofferenti mentali etc.
Sono un avido lettore di cronaca, non per farmi gli affari dei singoli, ma semplicemente capire dove va la società intorno, i suoi cittadini, vi assicuro, basta aprire il giornale ogni giorno per trovare casi incomprensibili e sospetti di malattie mentali.
La facile battuta è "hanno chiuso i manicomi e loro sono in mezzo a noi". Ovviamente non è perchè avviene un atto violento e criminale, che automaticamente il soggetto è malato di mente, ma la vicinanza tra i due fattori, violenza e pazzia, fa si che la vergogna della malattia mentale prosegua.
 In tutto questo, senza essere psichiatri o psicologi, criminologi, quelli nella "cerchia ristretta", (tutti possiamo esserlo) familiari, amici, compagni di lavoro, perchè non si cerca la causa o il fatto "impossibile da accettare" che appunto giustifica tali atti ?
Milioni di volte, sono solo rapporti familiari insani, madre-figlio, figlia-padre, suocera-nuora, lavoratore-azienda, etc. Non ultimi i rapporti degenerati di moglie-marito, conviventi, dove la salvezza unica è la separazione, null'altro.
 Oggi esiste il reato di "stalking", ma negli anni sessanta o cinquanta non esisteva ?
Non esisteva l'uomo che non si rassegnava alla fine del rapporto con la moglie o la compagna?
Non esisteva l'uomo che la minacciava, la seguiva ogni giorno, ricattava, calunniava ?
Questo è il classico esempio di cambio di terminologia. 
A nessuno credo piaccia la fine di un rapporto imposto dall'altro, l'abbandono, il no, ma da questo fatto esistono milioni di risposte possibili, alcune "normali", alcune "deviate", altre criminali, altre definite di pazzia.
Francamente ciò che mi insospettisce della psicologia e psichiatria, è la possibilità di imporre una "morale" sulla base di fatti, di analisi, di consulenze, senza vestire l'abito del prete o abbracciare alcuna religione e fede se non nella medicina. "La tua mente è sana" è come dire tu sei buono o tu sei cattivo, un giudizio morale vestito di termini tecnici incomprensibili.E se il corpo umano è ancora un mistero, per chi non può credere allo spirito come medico, che cos'è allora la mente umana ?
Allora non resta che accettare, semplice, molto semplice a dirsi, la fine di un rapporto, sia amoroso o lavorativo.
"Ma lei cosa rappresentava per te ? 
Perchè è finito ? Colpa mia o colpa sua ? Non dovevamo sposarci ? "
Sono sempre gli uomini i violenti e loro a subire, poi non contano le parole di lei...
Ho sentito come tutti voi la parola nuova "femmicidio", per la lunga, quotidiana catena di omicidi di donne, quasi sempre in familia o convivenza.
Il paradosso è che quando ci innamoriamo vogliamo fare di lei una dea e farla sentire una dea. Onnipotente e importante come dio, mentre resta carne e sangue, fango e cenere anche se vestita d'intimo firmato, attraente come una droga, intelligente e desiderabile.
Lei, non può che compiacersi di questo improvviso stato, la sua autostima, la sua vanità, il suo orgoglio crescono e si soddisfa. Dispensa all'uomo il ritorno all'antico legame familiare con la madre, solo che stavolta è adulto.Quando lei dice "basta, il gioco è finito", per alcuni, è come se dio dicesse di no e volesse scomparire dalla propria vita.Immaginate di essere esclusi dal paradiso mentre ancora credete di seguire il test di ammissione.
Allora il femmicidio è come il deicidio ? Sospetto di si.E' un atto insano di appropriazione indebita della vita dell'altro, una volontà di possesso smisurata, una perdità totale della realtà.
"Non posso vivere senza di te, quindi ti trascino con me". E' ovvio la responsabilità della mano che opera, meno ovvio che nella mente, quella donna, quella santa donna, non era dio; se non lo era, se vi erano alternative, se forse qualche motivo di separazione c'era, il movente dell'uccisione e la sua responsabilità è solo criminale e abberrante. Non sto certo giustificando l'atto, cerco di entrare nella mente dell'abbandonato, del lunatico. Alla fine, "il matto" è una persona che non accetta la realtà e per questo chiama in causa, tutti i "normali".
Non è facile, tanti, in tanti, impazziscono per una storia d'amore finita male.
Sono milioni di storie, quasi tutte uguali, con la reazione che cambia, perchè alla fine siamo individui, persone con caratteri e peronalità diverse.
Nel mondo standardizzato e dei moduli, questa individualità, soggettività, non è accettata, è un errore umano come la volontà umana, non accettata dal sistema.

Quando lo psichiatra accusa Jack Nicholson di fingere pazzia per non lavorare, in fondo, non fa che il lavoro del suo datore di lavoro dal quale direttamente o non,è pagato; non si interessa delle cause, dell'attività lavorative e del "disagio" di Jack. 
Questo, la relazione malata,sospetto, costa troppo risolverla, meglio un si o un no, matto o sano.
Se è vero che si può fingere pazzia per non lavorare, allora è altrettanto vero che si vive la vergogna di essere "diversi", trattati diversamente, considerati "matti" , dai colleghi e dal datore di lavoro; nella bilancia della convenienza, non vedo pendere dall'una o dall'altra parte. Questo l'ho vissuto nella mia pelle recentemente, posso assicurare che non è piacevole, quando si avvicinano con voce bassa e rassicurante, quando le altre persone ti evitano, ti guardano come un diverso, non ti rispondono perchè credono in fondo che sei matto. La soluzione ? Terminare le relazioni malate, se possibile,terminare le cause.
Lo so, sono tutte considerazioni banali, ovvie, evidenti.
La fine di Jack nel film è terrificante, non si scherza con gli elettroshock, le pastiglie, affidare il corpo e la mente a queste strutture, non si scherza. Restare in vita, privi di coscienza, credo sia uguale a morire, alla totale pazzia, alla totale irresponsabilità, cosa resta del soggetto ?

Oggi al bar leggevo la cronaca, riportava un fatto assurdo, un uomo con contratto interinale, di nazionalità Romena, vicino al termine di lavoro, imbottiva la sua auto di bombole da gas GPL, parcheggiava l'auto di fronte all'ingresso della fabbrica, vicino ad una scuola, poi con benzina dava fuoco. Sarebbe stata una strage,dipendenti, studenti e altri. Chi ha salvato, chi ha impedito materialmente tutto questo ?
Psichiatri ? Carabinieri o polizia? Vigili del fuoco ?
Solo chi era vicino, i volontari, due lavoratori dello stabilimento che hanno volontariamente spento l'incendio, disinnescato il pericolo.
Senza alcuna critica verso i dottori, gli psichiatri,chi investito del potere e delle conoscenze tecniche, chi può fermare il vicino che diventa insano, siamo solo noi, i vicini, magari con una telefonata, magari con un colloquio, poi dopo arriverà chi di dovere.

sabato, giugno 22, 2013

Format C:


 vita-in-camper-dal-1-maggio-2013.html 
Dal primo maggio vivo permanentemente in un camper, fiat ducato 2.8 JTD del 2003,
 modello MC LOUIS 363.Sono contento della "scelta" di vivere in mobilità,  sono sempre "fuori", (nel senso letterale e anche metaforico quando occupato nel finto-lavoro).

Come dal primo commento e post, le rinuncie ci sono, ma non esistono cambiamenti senza rinuncie, senza scelte, senza ispirazione, senza determinazione.Trovo azzeccata la parola "Arca" perchè all'interno si trova protezione ma anche movimento, ci si rilassa, tutto è vicino,semplice, essenziale.In fondo, essere felici è semplice, le soluzioni non sono complicate, come invece appare se si vive di contraddizioni, falsità, burocrazia quotidiana.

21 Maggio 2013
Aggiungo qualche nota a questa esperienza.
Comprare un camper usato, per molti è una pazzia, immaginano che si fermi in autostrada e altri fatti del genere.
In realtà ci sono "tante cose nascoste" che solo col tempo si svelano in crescendo, solo un tecnico può sapere oppure un inesperto che si accorge che il vetro dell'oblò gli casca in mano ferendolo, oppure che l'oblò del tetto si è bloccato come era capitato al precedente proprietario, con il rischio di pioggia e allagamenti.Oppure che il vano delle acque grigie gocciola, oppure che le dimensioni di un oggetto non entrano, oppure che la corrente assorbita è eccessiva etc.
Morale: una vita piena di imprevisti e diversa dal solito.
In camper non si può dare un orario d'arrivo e nemmeno con certezza un orario di partenza,
gli imprevisti, possono essere tanti nel caravan.
Se si ha una casa fissa, appartamento in proprietà o in affitto (non fa differenza) , tutto gira intorno come con un compasso dove il centro del cerchio è la casa, il raggio il guinzaglio del cane, il ritorno di sera, la cuccia, obbligatorio. I muri rettangolari, la sicurezza,la prigione immobile, non è facile il disinpegno da una prigione, per definizione.Pagare per la prigione e l'immobilità, i "comfort", la schiavitù moderna consolidata.

Se vivete in camper, tutto è sconvolto, lo spazio e il tempo, alla domanda dove ? la risposta ovunque, scatena ilarità, credono anche che avete avuto i doni di Padre Pio sull'ubiquità, mentre basta non avere un indirizzo fisso per decadere allo stato "senza fissa dimora", che non è santità, specie se accomunata al popolo degli zingari e la loro perenne negativa immagine. Tutti pensano a se stessi e si chiedono se potrebbero vivere la stessa esperienza, dando la risposta negativa in prima persona, estendono all'universale.
Il vero tema è "l'indirizzo" ; si vive per indirizzo, i computer insegnano, vivono di indirizzi, i documenti di qualsiasi natura, di indirizzi.
In alcune culture, se non avete indirizzo, non esistete. Infatti, si comincia a "svanire" nella società,
un fatto bellissimo, essere inafferrabili, irrintracciabili, mobili. Non significa perdere un identità,
ma la cosa confonde.

22 Giugno 2013
Ieri, anche ieri qualcosa ha scatenato la mobilità, non me ne sono potuto accorgere, vivendo su due/quattro ruote: il terremoto. Non riuscivo a connettermi ad Internet, credevo nei soliti problemi software e male-divo Windows e i suoi fratelli, cugini e tutta la stirpe dei computer, poi ho saputo del terremoto e dell'assenza di connessioni per permettere la gestione delle priorità delle emergenze.
Ho fatto un passo indietro e ora mi scuso. Chi vive in strada sa che le emergenze sopravanzano le ragioni comuni, gli impegni ordinari, incluso il piacere o l'interesse a scrivere in un blog; per tutti questi giorni, ho vissuto in una continua emergenza, incertezza.
Non è facile spiegare, non è possibile capire la sequenza delle cose pratiche da risolvere, bisogna esserci in quel flusso di tempo e spazi per capire.

Il 10 Giugno 2013 sono stato a Ferrara, incontro in una sede prestigiosa, un palazzo antico,
per terminare, cessare, qualsiasi rapporto con la meg@zienda, una pietra tombale.
C'è stata la lettura dei documenti, la firma in una trentina di documenti, copie e copie,
ed ero in tutta onestà tranquillo in coscienza, consapevole, perchè agivo in tutta coerenza.
Il vincolo di "segretezza" e i vincoli dei vari documenti, le alternative non date, gli accordi nazionali e le leggi, un'archittettura complessa e studiata da menti raffinatissime, per portare alle scelte inevitabili e conclusive. La stretta di mano conclusiva, "Lei ha firmato un buon accordo", "basta che sia finita", tutto quello che chiedevo e pensavo.
Lo chiamano "accordo consensuale", "incentivo all'esodo", "arbitrato" etc. comunque sia, nulla
è senza costi e transazioni economiche, senza dichiarazioni legali, senza coperture, eccetera eccetera.
Un esercito di burocrati che si muove in base a direttive e si "copre" le spalle da una sequenza di decisioni piramidali dove ciascuno è irresponsabile perchè deciso dal vertice precedente e dal suo superiore, la testa unica, il responsabile, non c'è e non sarà mai nei documenti, perchè delega al subordinato.
L'irresponsabilità di massa di meg@zienda e dei sistemi macro-economici, dove all'opposto, le aziende artigiane, le piccole società, hanno nome e cognome e referenti umani.
Inutile disquisire, inutile offrire o cercare alternative, quando queste non sono date, ad alcuni;
condurre a fare quel che si vuole l'altra parte, è un arte di secoli, non un invenzione occasionale.
Ho visto il quadro della situazione,la conclusione era quella tracciata, unicamente i tempi e i modi,
li hanno gestiti loro. Forse giocano ad essere dio nei confronti dei loro sudditi-dipendenti, forse
perseguono solo degli indirizzi generali dove i numeri contano, ma sicuramente, la coscienza ne è esclusa e tutte le altre ragioni.Amen.

Molti ex-colleghi impauriti dell'ignoto che sopravanza, domandavano "Ma ora che farai ?"
Qualche parente disorientato, qualche amico, ecco la "voragine del nulla", senza lavoro e senza casa,
nel fumetto della loro imaginazione , sdraiato in una panchina con un ago nella vena o una bottiglia in mano, nella degradazione, nel vizio, nella dissolutezza, nella disperazione.
Ahi, nessuno sa cosa ho passato io in questi mesi, nessuno può capirlo.
Devo ammettere che sono sempre accompagnato da persone che immaginano sempre il meglio per me, hanno stima nelle mie capacità, brillano per fantasia e incoraggiamento.
Tutto questo pessimismo, giudizi negativi nei miei confronti etc., ,grazie, mi incoraggia.
Non è una battuta, non è derisione o sottovalutazione delle difficoltà reali, ma tutto questo mi carica.
La storia mi insegna e presenta modelli, al di là delle ovvie constatazione quotidiane.
Non siamo in tempi normali, io provo ora a cambiare, spero solo che altri non siano costretti da situazioni macroeconomiche.
Continuerò a scrivere, connessione internet permettendo, altri posti, altri luoghi, altre attività.
Adesso, come nei vecchi computer, azzero la memoria, Format C:\ , inizia una nuova vita.

mercoledì, aprile 24, 2013

Crisi e luce, alternarsi

Oggi dopo un risveglio anticipato, verso le 4,30 di mattina-notte, soffocato dal calore del piumino,
poi risvegliato a 40-80-100 km all'ora dalla corrente d'aria a temperatura esterna di 5 gradi, quasi congelato nella mente e negli umori, poi risalivo a 20 gradi e precipitavo nell'inferno del nonsenso.
Potevo con la ragione dare tutte le giustificazioni, ma la rabbia e il senso di sconfitta totale mi
riprendeva come un onda e travolgeva portanto con se il resto del mio corpo.
Ero là dove non vorrei mai essere stato, il cielo e il sole splendeva e l'erba verde circondava, al di là della portafinestra, ma da dentro non c'era nulla di tutto questo.
L'angoscia per il tempo e i tempi, tutto si scaricava su di me, non c'era uscita, tornavo a piangere, poi a pregare, poi a calciare il capannone, poi a testate, fino a che dovevo far pausa e uscire a fumare.
Tentare di calmarmi, più in là altri lavoratori parlavano tra loro, ma non ascoltavo, non vedevo nulla, non c'era il sole, non c'era l'aria, solo il nulla, solo la beffa. Mi raggiungeva il direktora e fumava anche lui nel cortiletto, cercava di rassicurare, ma la data non c'era, la data di uscita.
Dalla disperazione e con lucidità gli dicevo che ero pronto a rinunciare allo stipendio , ai contributi,
a qualsiasi benefit, poi Lui affermava che dovevo accettarli. Anche questa, è umiliazione.
Non potersi licenziare, anche questa è umiliazione.
 Allora, proponevo una cifra, pagare il mio datore di lavoro, fino a 20.000 euro, per cancellare ogni cosa, rinunciare a qualsiasi cosa, presenti e future cause di lavoro, tutto, contributi, stipendi, "avete vinto e vi do qualsiasi cosa, ma non voglio mai più avere il mio nome registrato in un databasen della vostra azienda, come fossi mai nato, vi do tutto, ma lasciatemi in PACE".
Ero arrivato, come tante e tante altre volte, al "fine corsa", quando vuoi solo morire e tutto ti è insopportabile, tutto. Dicono che tutto si misura col denaro, allora in cambio della restituzione della mia dignita, della mia vita, cosa saranno mai 20 mila euro ? Non vi bastano ? Cosa volete ?
In cambio, cancellatemi. Non verrò mai a bussare alla vostra porta, non vi chiedo niente, vi do tutto,
lasciatemi in pace.
Ammetto tutti i miei errori e le mie colpe, ma lasciatemi vivere fuori e senza di voi, perchè non sapete e non immaginate cosa provo io a dovere fare una doppia vita, senza dignità, senza alcuna coerenza, solo con questa angoscia continua e incapacità, questa condanna.
E' come se un prete predicasse contro la pedofilia e poi la praticasse, è come se il riscossore e controllore delle tasse le evadesse, è come se il poliziotto vendesse droga nelle scuole e arrestasse gli altri spacciatori, è come se lavorassi per voi....
Tutto questo è assurdo, umiliante e degradante, quando non puoi nemmeno protestare contro l'azienda rinunciando allo stipendio, come se ti ammutolissero e pretendessero di comprarti, come una vecchia prostituta.
E poi la derisione, "non sai organizzarti nel lavoro..." certo, è sempre lo stesso motivo, quindi facciamola finita in un modo o nell'altro, vi prego, perchè questa è l'unica uscita possibile, nel vostro futuro di me, c'è solo la mia fine.Tutti i giorni mi umiliate e degradate a cenere, a nulla, senza dignità, senza il mio tempo, solo caricandomi di angoscie. Ne ho abbastanza, il limite.
Esco con il lungo guinzaglio, vago, sempre più robot, ma la mia mente non risponde mentre eseguo, come fossi stordito da una droga, rabbia e continua amarezza.
Molti, assurdo, pagherebbero per stare al mio posto, non importa come,dove, quanto tempo.
Con la mente, capisco che è un assurdo pagare il datore di lavoro, come se l'acqua risalisse dalla foce alla sorgente in montagna, ma non c'è storia nell'esasperazione di un unica lunga giornata.
Per uno scopo, qualsiasi mezzo.
Poi le ore passano, non si completa, tutto è stravolto e incerto, come il mio tempo, non è un lavoro, è una finzione. Anche ad essere precisi, non c'è sequenza, il caos, tutti i giorni.
Puoi fare gli sforzi che vuoi, è tutto inutile, frustrante. Alla fine rientro, alla fine sorpasso l'orario, alla fine è caos, poi quando sto per uscire e proporre altri soldi, altre promesse per uscirne oppure lasciare
i documenti e dare addio per sempre, mi confermano non solo due giorni, ma cinque giorni di ferie, con  2 finesettimane 2 giorni di feste nazionali, insomma un totale di 11 giorni...Non riesco a crederci.
Sono commosso, la mente si scioglie e il respiro torna, una sensazione di pace immensa.
Un cambiamento di stato, quale migliore medicina per la mente e il corpo ?

La partita è solo rinviata.




lunedì, aprile 22, 2013

C'mon people (we're making it now)


Una canzone per amare la vita...
("there are so many things I can do...)

Sometimes I feel like I can't move on
nothing in life is turning me on
but I still see clearly, when I see you smiling

you know nothing seems to fit
I couldn't see my way through this shit
when every single second of my waking day

was thinking of you
thinking of you
you never know

that I am alive
I am alive
I wanna grow
there are so many things I can do
just like falling in love with you

so take my hand now understand now
you can come here too

c'mon people we're making it now
yeah yeah yeah
c'mon people we're making it now
yeah yeah yeah

but today I worked it out
I got something I can shout about
someone who believes in all the things I'm thinking

but where have you gone
where have you gone
I'll never know

that I am alive
I am alive
I wanna grow

there are so many things I can do
just like falling in love with you

so take my hand now understand now
you can come here too

c'mon people we're making it now
yeah yeah yeahhhh
c'mon people we're making it now
yeah yeah yeahhhh
c'mon people we're making it now
if only you could be with us

don't stop now
oh no no
don't stop now
oh no no