sabato, agosto 25, 2012

Senza Monti e senza Mare...


Nel paese del turismo, villaggio vacanza Europa, con Mari, Monti, laghi, campagna, arrivi di carovane dal Nord Europa, per le tradizioni, il buon vivere, la buona cucina,  i luoghi comuni usati da migliaia di edizioni dei telegiornali per riempire il vuoto dei minuti di fatti e notizie vere, le carovane (le colonne di auto), non  sono state viste.
Sembra una fiaba, un articolo letto alcuni giorni fà, vorrei che fosse un racconto  per storici di una realtà passata, non credevo.
Ogni estate,un giorno  il padre settantenne prende il fucile e in un paese di provincia, colto dalla stanchezza, da dissidi e scontri di decenni,spara e ammazza il figlio. Un figlio rimasto a casa per troppo tempo, non sposato, senza un lavoro fisso (che strano...).
Ogni estate un figlio uccide un padre o l'intera coppia dei genitori, in altro paese e altra provincia. 
A volte capita che la notizia appaia due volte sullo stesso giornale,nello stesso giorno,sembra ripetuta, la differenza è solo il luogo, restano anonimi gli attori dei massacri estivi , come se "sarebbe potuto capitare a chiunque"  e ci si sente tutti coinvolti.
Poi si torna in prima pagina, per ricercare "ispirazione" dal vertice, che fà ?
Una volta si credeva che chi fosse al governo, lo facesse per il bene di tutti, tale era la delega
al potere. Implicito era il desiderio che portasse soluzioni, speranze, piani, progetti; gli si poteva perdonare tante debolezze se il suo governare avesse portato benessere e sollievo ai sottoposti.
Ma era l'ora dei "tecnici", coloro che hanno studiato una vita, dedicato tempo alla gestione economica di un paese, dietro a titoli accademici, esperienze di comando, fino a giungere al vertice.
Così tecnici, così preparati,chiamati a soccorso d'urgenza, che senza bisogno di elezioni,  erano entrati nel vertice del potere.
Da questi ci si aspettava innovazione, soluzioni radicali, coraggio e nuove speranze, risoluzioni pratiche ai problemi.
Leggo qualche giorno fà, che "non c'è speranza per le generazioni tra i trenta e i quaranta" , "una generazione perduta", parlando in realtà di persone nate nell'arco di vent'anni. 
Non era mai successo prima, che un responsabile di governo, avesse abdicato qualsiasi soluzione e avesse rinunciato a qualsiasi potere e ipotesi di soluzioni, per alcuni milioni di persone. E' come se chi guidasse il treno dicesse che non è responsabile del treno, il medico della cura, e chiunque altro abdicasse alla ragione d'essere del proprio lavoro.
Ma il signore in questione si è giustificato dicendo come sempre che era una analisi obiettiva, un dato di fatto.
Anche il medico può dire al paziente, che prima o poi, dovrà morire, allora perchè curarlo ? 
Per quale motivo i non-eletti in una parvente democrazia, allora gestiscono lo stato ?
Dicono che sia accaduto per dare fiducia ai creditori dello stato, ai mercati, alle istituzioni finanziarie, in altri termini, come dei ragionieri chiamati per tutelare un impresa da fallimento quasi certo, amministrazione controllata. 
Non si giura più sulla costituzione ma sul bilancio, sulla fiducia nei debiti di stato, di conseguenza che cosa sia il benessere del popolo, diventa qualcosa di ottocentesco, magari scambiato per ideologia.
Non gli importa gran chè che le fabbriche o altre entità produttive chiudano, non importa il lavoro di milioni di persone, gli interessano grossi numeri, statistiche finanziarie, da consegnare e far approvare ad istituti per ricevere immediati finanziamenti.
Qualcuno poi grida, fuori dal coro, dicendo che sono loro, i governanti,  la vera crisi; come si fà a non scambiare l'effetto con la causa ?
Nell'immagine popolare, televisiva, dei giornali, questi erano i puri e duri, questi erano i "meritevoli" figli della migliore meritocrazia, poi si scoprono carriere uniche e strane, come fossero gli "eletti" e predestinati a governare sin da vent'anni e nessuno prima se n'era accorto.
Chi è al vertice criticò non molto tempo fà, la sicurezza del lavoro e del posto fisso, tranne poi averne tre, di cui l'ultimo è per tutta la vita, più stabile di così nessuno e solo pochi possono vantarsene, senatore a vita.
Se a tutte le loro parole, se a tutti i loro concorsi e cariche, si vedessero le soluzioni pratiche e reali, efficaci e date, allora tutte le altre violazioni della ragione, l'arroganza delle loro argomentazioni, allora forse potrebbero essere tacciate della sempre continua polemica tra governati e governo, cioè politica e ideologia. Spiace che non sia nemmeno così.
Il popolo, inteso come cittadini di un territorio, sono quelli che producono ricchezza, non i bilanci.
Se i governanti hanno perso speranze e non hanno direttive, soluzioni, perchè dovrebbero continuare nel ruolo ?



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