lunedì, febbraio 24, 2014

Il meglio di sempre

 Il motivo per cui ho scritto questo post, lo trovate nel primo video che ho condiviso, al momento dell'inserimento nel blog (circa 2 settimane fa) era stato visto oltre 360 mila volte.
Consiglio vivamente la visione, anche prima di leggere il resto del post, miei personali commenti di dubbia importanza. Nel fondo, sottolineo qualche mia esperienza tecnologica negativa.
 
Era il 1999, un altra epoca di gadget cellulari, anche la Nokia era un altra azienda, ancora destinata ad alcuni anni di successi,era uscito il primo film della serie Matrix e c'era l'ultimo modello di cellulare,
questo della foto accanto, il nokia 7170. (Purtroppo a seguito di editing su tablet, la foto e parte del post è andata persa)
Ovviamente nel film permetteva delle funzioni che non esistevano nella realtà, come il cambio da una dimensione all'altra. 
La novità, allora pareva futuristica e quasi inutile, un WAP browser per vedere un po' di internet, le poche pagine disponibili anche su mobile.Su uno schermo del genere non si potevano leggere molte righe.I servizi erano il meteo, la borsa, le news, non molto.
Era "il meglio di sempre" di allora.
In stand-by, cioè acceso ma senza usarlo, poteva durare da una settimana a dieci giorni prima di scaricarsi del tutto. 
Ebbene lo comprai pochi mesi dopo, ovvero l'anno successivo e ne ero piuttosto orgoglioso, pensando che fosse l'ultimo telefono che avrei comprato. 

C'è un gioco, chi vende il gadget dice che è il "meglio di sempre", chi acquista si giustifica dicendo che è "il definitivo" , l'ultimo della serie.
Poi esistono salti qualitativi dei prodotti, tali che il nome è riduttivo, cambiano natura per le molteplici funzioni e occorre una nuova definizione.
Il mio primo smartphone, il galaxy next, (2011) vi era una vecchia versione del sistema Android, ma il principio di avere tante app o applicazioni per svariati compiti, i sensori, le personalizzazioni lo rendevano completamente diverso dai telefoni precedenti.
Uno smartphone ha tanti e tali funzioni, che il telefono è secondario. Potrebbero vendere anche se non fosse più telefono. Non è un caso che l'anno scorso siano stati venduti più smartphone che cellulari puri e semplici.
Poi come tutti sappiamo, dalle grandi vendite,dai grandi numeri, si creano "guerre commerciali" tra grandi gruppi, scelte di sistema differenti, noi utenti stiamo a guardare, anche se in teoria, dovremmo essere i votanti come acquirenti e quindi loro giudici.
Con molte persone non è possibile addirittura discuterne dei pregi e difetti, perchè il loro "marchio" di gadget  è diventato una religione, a tanto siamo arrivati, quindi per evitare discussioni, in questo blog non farò nomi, ne darò supporto ad una o altra fazione.

Ciò che affascina e fa parte di questo marketing globale, sono i nomi e le funzioni che richiamano a film di fantascienza, se comparati con la tecnologia del 1999 o solo di alcuni anni prima,
Se il modo di interagire con un app è piuttosto semplice, ricorda la calcolatrice, premere il tasto e immettere qualche dato e in un attimo restituisce il risultato a seconda della funzione dell'app,il processo è molto differente dal' uso di una tastiera da pc. 

La frontiera prossima è parlare alla "calcolatrice-smartphone" o device o quella cosa che ossessivamente la gente si porta appresso come una seconda ombra d'identità.

La cosa più divertente è il nome scelto per una serie di smartphones, Nexus, mi ricorda il noto film di Blade Runner,(i robot della famiglia Nexus fuggiti dalla colonia,i più intelligenti e simili agli umani) ma pare non vi sia connessione.
Nel film Deckard alias Harrison Ford parlava alle macchine, per esempio lo scanner, il computer di bordo, e questi eseguivano.Nel 1984 (epoca del film, il libro era del 1974) non era comune la sintesi vocale computerizzata, pertanto sembrava pura fantascienza.
Nei due brevi filmati Youtube successivi si mostrano delle interazioni più che comandi vocali impartiti ad uno smartphone, dato che questi restituisce informazioni.
Confesso che mi hanno sorpreso e riportato alle stesse memorie dei film, pura coincidenza.

Certo da alcuni anni anche i navigatori satellitari riconoscono la voce,(immissione del testo con la voce) e offrono la guida vocale,l'utilità è evidente, evitare distrazioni alla guida,permettendo di avere libere le mani e gli occhi,
Questa utilità/modalità viene o verrà aumentata negli smartphone o ciò che si è evoluto nel tempo, lo vedete in questo filmato;



Un confronto fra due sistemi:



Un'altra funzione da fantascienza rispetto ad una decina d'anni fà è la tecnologia NFC che è presente in alcuni smartphone e ancora "limitata", non diffusa. (scambiare dati, denaro, con la prossimità, detto in maniera semplice). Attualmente si possono fare dei piccoli pagamenti avvicinando lo smartphone a certi "sensori" o lettori NFC.
Molto spesso le innovazioni a prima vista sembrano inutili, pleonastiche, scommesse nel futuro, incerte, anche se spacciate per il meglio di sempre, solo nel tempo, a posteriori si potrà sapere.
Una cosa di cui sono piuttosto certo, molte volte viene spacciato un miglioramento che tale non è, semplicemente per vendere di più o cambiare il corso del mercato degli acquisti. 
 
O forse non è il meglio....
In tutta sincerità e per esperienza, il tablet non eguaglia il computer e decine di operazioni di editing sembrano ancora 'mission impossibile' , certi programmi non danno lo stesso risultato e quindi l'equivalenza pronosticata ancora tarda ad arrivare.
Altre funzioni sono più comode su tablet, leggere un libro o un giornale anziché su un pc o notebook.
Quante volte avete però litigato con la tecnologia ?
Il tablet che per sbaglio cancella un post, una pagina, con ore di lavoro ?
Foto e dati persi non si sa dove....(In questa pagina è successo almeno 3 volte).
Correzioni di parole senza autorizzazione, invio di dati non richiesto, automatismi non controllati, pubblicazione di dati senza personale conoscenza, ...
Lottare con il correttore automatico è qualcosa di insano, alla fine escono messaggi diversi da quel che pensate, perché il software l'ha pensata così.
Quasi tutti i giorni litigo col navigatore, su tablet e telefono, per una logica perversa, rende lunghi e molto complicati i giri a piedi e in auto. Farsi guidare da qualcuno che è decisamente più stupido, ci rende ridicoli, automi e dipendenti.
Sì è successo tutto questo e non è certo il meglio di sempre, ma il tanto peggio di prima.
La cosa fondamentale è che come un buon piazzista o venditore, sono riusciti a convincervi che spendere 700 o 900 eur, non compravate solo la "macchinetta", il miglior hardware possibile, ma il marchio, entravate nella confraternita degli eletti, con le migliori funzioni, la migliore sicurezza e stabilità.
A nessuno viene in mente la connessione informatico=venditore, perché sembrano due mondi completamente diversi o almeno così vogliono che continuate a pensarla così.
Provate ad immaginare invece questi "guru" della tecnologia come i vecchi apprendisti stregoni, quelli che affollavano i mercati  e affascinavano le persone con gli effetti speciali.
Un esempio ? "Porta il tuo ufficio sempre con te, con il cloud!". In teoria,  se manca la connessione internet state su altri pianeti perché mancano ancora le infrastrutture.
 
A livello di marketing e vendita, li ritengo più che competenti; pochi mesi dopo, prima che esca il nuovo ultimo prodotto, trovate come i panettoni dopo Natale, lo stesso telefono dal costo ridotto, equivale a liberare i magazzini prima di far entrare nuova merce. Dare la sensazione che il "prodotto è superato" (sono passati solo sei mesi dalla sua uscita) , in modo da presentare il nuovo prodotto, in tutto e per tutto , una nuova rivoluzione. A volte hanno sotto il cofano un nuovo motore che purtroppo non può essere utilizzato a piena potenza perché manca il combustibile speciale, comunque sia, pagate il nuovo motore.
Perché il software si dovrebbe mai deteriorare? Se è una routine perfetta, come mai dopo alcuni anni o mesi è da buttare via ?
Vendere,vendere e vendere, nel prossimo post parlerò anche di questo.
 
 
 
 

martedì, febbraio 11, 2014

Viaggi migratori


Un paio di settimane fa era uscita questa pagina  ilfattoquotidiano.it//italiani-allestero-ecco-come-passano-realmente-il-loro-tempo leggendo mi ero sinceramente divertito, per il  tono e le battute, credo che si capisse che l’autore non prometteva di raccontare storie sugli italiani emigrati, ma solo una sintesi ironica sul comportamento, sul dire e il fare, degli italiani all’estero.

In fondo in queste storie di emigrazione, la pretesa di riassumere è impossibile, avere uno sguardo panoramico su tutte le singole esperienze umane diverse e personali reazioni. Diffidare quindi dei racconti di viaggio, perché il giudizio personale dell’autore sarebbe sicuramente diverso dal vostro, non solo per il tempo della visita e luoghi ma per i  gusti personali. Per me restano affascinanti i racconti di viaggio, nonostante non si possa pretendere la precisione matematica e il realismo .
Non credevo dopo alcuni giorni di leggere quanto leggevo sullo stesso giornale , polemiche, insulti, critiche a non finire verso chi aveva scritto tale pagina blog/articolo Matteo Cavezzali.
In qualche modo, non scrivere su testate famose o conosciute risparmia questo inesorabile flusso di insulti.
In molti (emigrati?) hanno letto l’articolo come fosse rivolto alla loro persona, quindi si sono offesi e hanno iniziato a rispondere con critiche acide, repliche su cosa fosse vero o meno. Nei casi migliori, alcuni hanno raccontato o raffrontato la loro esperienza con ciò che era una sintesi provocatrice del comportamento tipico dell’italiano all’estero.

Io trovo che sia sano, liberatorio, quando puoi ridere di te stesso, accettare che altri insultino e non accada nulla nella propria considerazione di se. Certo, gli insulti non sono mai benvenuti, non si chiamerebbero insulti, ma oramai la guerra di parole su internet è andata fuori controllo, così non prendere sul serio più di tanto, evita futili conflitti.
Pochi giorni fa se n'é avuto un esempio, la sensazione di vivere dentro un anfiteatro elettronico con l'eco, dove i due o tre social più diffusi, messaggi su messaggi,scambi di insulti, critiche, poi chi insultato o così crede, decide di aumentare il volume rivolgendosi ad altri media per denunciare gli aggressori, una sequenza a cascata, senza fine. Unirsi al flusso elettronico, un vociferare degno della pazzia, i noti "thread" o filo sull'argomento.
Abbiamo anche scoperto che è meno offensivo essere definiti, "mafiosi, assassini, ladri" che praticare certe prestazioni sessuali (bene o male). Una prova che gli insulti non seguono l'etica.
In ogni modo chi è stato all'estero, chi è Italiano, per colpa di altri, ha sicuramente ricevuto insulti o apprezzamenti negativi. Farsi "insultare" in casa invece offende sempre di più.
All’origine di tanti “luoghi comuni” , come è stato scritto nelle polemiche, ci sono anche delle idee accettate di fatto o scontate;
A)Andare via dal proprio paese, non è normale  oltre a causare "indicibili  sofferenze";
("lo sai che là non esiste l'espresso ?","Non c'è nemmeno l'olio"," non si trovano le lavanderie!").
Nell'ultimo viaggio ho scoperto che può esistere un wc con solo wc senza neanche lavandino e a volte senza nemmeno carta igienica. Cosa facciamo ?
La realtà è che si è in casa d'altri e se esiste l'ospitalità esiste anche la regola non scritta di non criticare.
B)Una condizione automatica di perenne rinuncia, insoddisfazione.
C)La nostalgia per la propria terra (fino a mitizzarla, forse perché impossibile essere là).

Nel blog in questione, si diceva che gli "italiani hanno freddo". Posso confermare, a volte è un freddo che non ha nulla a che fare con l'atmosfera bianca del Natale, è l'assenza della nostra essenza "Latina" , l'assenza spesso di "sponde", assenza di "rifugi", di amici, di quasi tutto.
Quante volte ho visto , ascoltato, italiani del sud (Sicilia, Calabria, Puglie) parlare della loro terra come fosse un altra nazione, lamentarsi della difficoltà d'immigrato a 700-1000 km all'interno dello stesso paese ? Anche loro provavano quel freddo che per noi nella val padana era di origine note, non c'era nulla di misterioso nella nebbia di Ferrara, ma loro insistevano.
Anche il freddo che provavo in Inghilterra, (non sono stato un giorno), era reale in quella dimensione, il distacco dalle proprie origini.

Nel blog si racconta o accenna alle "mezze verità" o giustificazioni che si danno per continuare a stare dove "non si dovrebbe stare" nella logica comune. Tra fare il cameriere e gestire un ristorante c'è un po' di differenza, però si può scegliere la versione che si preferisce e con la lontananza può funzionare.
Tra pulire i cessi a Nantes ed essere manager dell'accoglienza, il passo è più lungo, ma tutto serve per dare pace all'animo loro, parenti e amici, che s'immaginano felici nella loro terra natia...

In tutte queste polemiche tra chi resta, ora considerato molto molto coraggioso e chi parte , perché non ce la fa, (ora in una luce più negativa del solito), pochi si fanno la domanda fondamentale: perché, come, dove emigrare.
Se l'ultimo anno sono emigrati in 60.000 , secondo le statistiche e se gli immigrati, non hanno compensato ma tutt'altro, sono per la prima volta calati, senza bisogno di decreti e barriere per gli stranieri; la condizione umana, in Italia, dev'essere stata nel sentimento comune, negativa , molto negativa.
 

Una volta sulla tv nelle interviste del meridione, c'era il mantra "Qui non è rimasto nulla, bisogna emigrare...i giovani sono andati via" , lo si sentiva ripetuto in tutte le salse, da vecchi ai pochi giovani rimasti. Oramai con buona pace della coscienza, si pensava "quello è il meridione..." come fosse una condizione esistenziale, quando chi ha studiato un minimo di storia, sa benissimo che il meridione per secoli è stato molto molto più ricco del nord Italia. Ora nella stessa tv, nei documentari, ma è sufficiente girare in auto, si vedono veri quartieri industriali desertificati, abbandonati, posti che dieci anni fa erano attivi; ora le stesse parole rassegnate, quasi piagnucolose sono in boccia ai famosi duri e puri imprenditori del Veneto... Un paese può chiudere ? Emigrare ?
Tutti i giorni scopriamo che il paese gareggia a scorrere nel basso delle classifiche, in qualche statistica economica o di stile di vita, tutto questo non è causa di emigrazione ?

In ultimo, due italiani sono partiti per New York, forse hanno dichiarato con ingenuità alla frontiera, in aeroporto di voler aprire un ristorante, nel "paese delle libertà"; così per tentata immigrazione clandestina sono stati incarcerati. http://www.ilgiornale.it/news/interni/noi-cuochi-italiani-negli-usa-arrestati-clandestini-modi-989165.html
Si può continuare a ridere dei difetti degli italiani, degli emigrati, ma purtroppo le loro ragioni non fanno affatto ridere e come al solito, in un paese di non responsabili, nessuno si cura del benessere pubblico, proprio per questo si parte e si lascia, si rimanda, si aspetta, si spera.

mercoledì, gennaio 22, 2014

storia breve viaggio

Dopo varie notti insonni, raffreddamento, mancanza d'aria, nel pallone, confuso dal caldo quasi insopportabile della stanza asfittica e il fresco ghiacciato, nero inquinato della città, finalmente l'occasione di fuga, un treno per raggiungere lo stato confinante.

Centro di Tallinn - città vecchia

Poco fà, ero all'aperto, coperto da un sottile costume da bagno, vedevo un cielo scuro e pioveva, una pazzia, separato da un vetro con la strada, senza tetto, all'aria ghiacciata tra +1 e -2, pioggia misto neve. Immerso in una piscina d'acqua calda a 35 gradi,mi domandavo come mai la mia fantasia mai avrebbe immaginato un evento simile?

Avrei mai potuto camminare bagnato fradicio, uscito dalla piscina, praticamente nudo, attraversare 5 metri a -1, senza morire ?
Nella mia fantasia questo non era prevedibile e dato, nemmeno immaginabile. Tante cose non erano immaginabili, possibili, eppure accadono, non perché io o voi siamo limitati o impotenti.Qui le parole subiscono ambiguità tra cosa immaginiamo, cosa sia possibile, che cosa realizzabile .
Per esempio, credevo fosse possibile prendere un tram, un treno, un mezzo pubblico (eccetto metropolitana) senza avere conoscenza dei numeri, leggendo i cartelli in cirillico, bene, era mia pura fantasia. Senza una guida, senza che qualcuno chieda,dove vada il tal autobus, si finisce nell'ignoto e forse senza ritorno. Sui cartelli non si capiscono le destinazioni, il sistema è fatto cosi e non lo cambiano certo per un visitor.

Sono migliaia le cose scontate che non lo sono, quando lasciate il vostro paese per l'ignoto; ho ancora le immagini dell'atlante con le bandiere degli stati, le descrizioni sommarie e le foto caratteristiche dei paesaggi. Vado in quel paese e cerco quella foto, la trovo solo nei negozi di souvenir (parola internazionale) .

Anche le persone, i loro caratteri, sfuggono alla mia completa comprensione, anzi restano un affascinante mistero. Mi viene in mente questa canzone ascoltata decine di volte seduto al "coffecompany café",nome della catena;"Last Christmas, I gave you my heart/But the very next day, You gave it away/This year, to save me from tears..". Non avevo mia riflettuto su quelle parole, le cantavano due ragazzi inglesi negli anni '80, non ne capivo il  significato, qualche volta, meglio non capire, non sapere. Anche questo è positivo all'estero.
Una voce mi diceva che vi sarebbero state almeno due sorprese, un presentimento e una voce, come tale si è avverata. Si sa che l'ultimo periodo dell'anno, per una serie di atmosfere, obblighi, impegni,condizionamenti, molto spesso sarebbe meglio non esistere affatto per 10 o 20 giorni, lasciando che il calendario avanzi e i rumori dei botti lascino posto al più forte silenzio.

Ero ancora immerso nella piscina, il cielo d'argento grigio e i vapori, alcuni riflessi di luce facevano vedere colonne di fumo che si alzavano, anche io avrei voluto dissolvermi per vedere nello spazio che cosa, queste persone, che cosa, avevano fatto dopo inviti, feste, cose scambiate, persone scomparse.
Non avevo rabbia, ma solo stupore e incomprensione, poche ore prima timidi saluti, poi ...il nulla. Perché ?
Il vapore disperdeva i miei pensieri, questo era un sogno, essere arrivati a Tallinn, non fermato alla frontiera e segregato in qualche prigione, aver trovato un albergo economico ma con il necessario e in ultimo  finire "lessato" e congelato nella Spa, le acque azzurre, le temperature, le saune.
Le case diverse, le mura medievali, la città vecchia conservata con cura, una specie di villaggio dove anche i costumi di alcuni restano al 1700. Turismo, governo, ambasciate, ristoranti, l'arredo in legno e la continuità di stile ovunque.  Più di un momento mi sono chiesto in che secolo fossi.

Ho preso due volte il tram per vedere la città,  in realtà attraversando e circumnavigando solo una parte, con un ferro leggero che correva tra i binari, attraversando parchi, piccole salite e sterzate violente.Vecchi che cadevano e si rialzavano, poi con cenni bruschi al capolinea, scesi i passeggeri in una coltre di neve, isolati, perduti. Le lingue erano tante, le voci, una specie di dialetto nordico, poi l'inglese qualche volta , il russo. Non ho visto ubriachi, ma per due notti, non fa statistica. Ho visto locali ed esempi di architettura minimalista, moderna, funzionale.
Ho visto il porto, negozi, ferry. Tutto questo mentre cadevano gocce di neve, come fosse carnevale, senza rumori, coriandoli bianchi.La notte la città diventava molto interessante perché dietro ogni luce una presenza, una vita, qualcosa, mentre nel freddo circostante tutto pareva svanire.
Le guide turistiche alludono a locali di musica, intrattenimento, burlesque, teatri, pub e altro.
Hanno volti vichinghi, preceduta la risposta alla domanda classica e continua, "ah dimmi come sono le donne ?" , per ora scientificamente provato hanno due occhi una bocca e una testa, tutto quel che si vede vicino al circolo polare, non è fantasia, incartate da numerosi vestiti, sagome ondeggianti. Molte volte ho osservato qualcosa di appeso ai vestiti, una targhetta, mi è sfuggito il significato, forse se trovano il ciondolo appeso, riconoscono la persona dispersa nella neve ?

Loro non sono come noi, forse non lo vorrebbero neppure, noi non vorremmo essere come loro, di qui la continuità delle razze e dei popoli.Anche qui, siamo attratti e meravigliati dalla diversità,  poi non più. Forse è successo proprio così, l'interesse è sparito, nemmeno una parola di gratitudine o di saluto o di spiegazione; loro, non sono come noi.
Nonostante questo e molto altro, non si può scrivere ed è meglio tacere, proprio là c'è qualcosa che affascina, la composizione delle parole e dei significati, la storia, i tanti monumenti del passato, le regge per dimenticare lo squallore antifunzionale di vecchie case, il verde dei parchi per dimenticare tutto l'inquinamento,  i contrasti.
Loro, non sono come noi, all'interno di quelle terre poi ciascuno lo dice al suo vicino, i Russi agli Ucraini, gli Uzbechi ai Dzazechi e altri nomi impronunciabili di popolazioni sparse e ignote. 
Me l'ha detto e ripetuto come un mantra un italiano emigrato laggiù da alcuni anni,aggiunto alla lista dei delusi. Per lui valeva addirittura la parola data, come ai tempi dei Romani, proprio in questa terra, dove a volte è una fatica rispondere e dare parole, spiegazioni, dove il silenzio equivale ad un addio.

L'ultimo giorno a Tallinn, aspettando il treno, nella piazza principale del comune, al piano terra, come una grotta, in pietra ed illuminata da un chiarore di fiaccole, con costumi mediovali, tipo saio francescano e capello largo ed ondulato, la guida ha scambiato alcune parole in russo, il ritmo cresceva e si capiva che non si intendevano pur parlando la stessa lingua, vedevo la frustrazione della persona che chiedeva, poi sono intervenuto io parlando in inglese, ci siamo capiti alla perfezione. Il pasto era una zuppa di non so che cosa, in una brocca di terracotta con vegetali e un po' di salsiccia,bollente, poi c'erano delle piccole focacce con vari gusti, mentre il pentolone nero era alimentato da fiamme di brace.
I posti erano precari su tavoli grossi e traballanti, il pavimento non era piano ma una pietra ondulata, forse noi italiani abbiamo anche inventato il pavimento piano ?
Si , improvvisamente mi chiedo quante cose abbiamo inventato, ancora là non diffuse...
Le tende ? I tubi dentro i muri ? Le finestre in vetrocamera doppie ? Gli infissi di qualità ? I bagni con lavandini più grandi di due mani raccolte a mani giunte ?
Gli attaccapanni da muro ? Le piastrelle ? Gli scuri o le persiane ? I portoni elettrici ? Il caffè crema di caffè o espresso ? Quante e quante altre cose abbiamo inventato, oltre a tutto il cibo ?
Sicuramente anche la mafia.
Qualcuno mi ha chiesto se ero deluso, se il paese era terribile, sicuramente poco accogliente o non attraente, lo si capisce dal personale dei pubblici esercizi e dal suo approccio col pubblico,ma tutto questo non è nulla al confronto di un paese che sovraccarico di storia, tradizioni, comodità, buongusto che non lascia spazio a speranze di vita.

La seconda sorpresa è stata quando ignaro di tutto, ho scoperto dopo quasi due mesi, due ingressi in Russia in tempi diversi, che la scuola alla quale mi ero affidato, anche per l'adempimento delle severe norme di immigrazione, non aveva rispettato la legge, non aveva mai prodotto una sola ricevuta, anzi, mi consegnava la registrazione, dopo numerose mie insistenze, tre giorni prima di rientrare.
Non c'è alcuna possibilità, desiderio di rivalsa, verso coloro che con fiducia ti sei affidato in terra straniera  e loro l'hanno tradita, sicuramente risparmiando in tasse.
Ahi questa mentalità dove ovunque ci sia uno straniero, sia un pollo da spennare.
Queste persone non hanno nemmeno rispetto per la loro reputazione, il loro onore, non sanno, come barbari che cosa sia il valore della fiducia e della continuità negli affari.
 
(Molto di quanto scritto, come un diario, circa dieci giorni fà,ancora all'estero)
 

mercoledì, gennaio 01, 2014

Post 14 "il pavimento vibra con te"



Se un blog è pensato come un diario, tanto più un diario di viaggio disconnesso, come le particelle elettroniche che compongono questi segni sullo schermo. Nelle mie circostanze, dopo aver cambiato tre domicili  negli ultimo 8 giorni, rimango sempre sorpreso dalle differenze delle case,tra questo (qui ed ora) e là, Italia, da dove provengo e consideravo, il normale, l'ovvio.
L'appartamento è al quarto piano di una scala irregolare, l'ingresso con il codice su tastierino (questo è normale in molti paesi dell'est) , si apre la porta, una placca di metallo rossa, sembra un bunker, poi salendo si barcolla perché i gradini non sono pari. Gli appartamenti rinnovati hanno porte differenti, quello dove entro io, ha un rivestimento di compensato, la chiave è un cilindro senza rilievi esterni come nelle normali chiavi italiane. Il passaggio và fatto con cautela, sulla destra ci sono cestini a castello e con le spalle si potrebbe buttarli giù , poi si attraversa il corridoio stretto e la camera proprio a meno di un metro, dove sono le mie due valigie e il letto.
Il bagno è diviso, wc (solo wc) e da tutt'altra parte lavandino, vasca da bagno, in questo caso ci sono 6 metri di distanza. Bisogna pensare che il 90% delle cose appartiene ad un altra epoca, l'era CCCP, dell'isolamento o assoluta diversità col mondo occidentale. E nel chaos, il vecchio e il moderno convivono. Il rubinetto della vasca è lo stesso, girando, del rubinetto del lavandino. Tubi e valvole sono scoperti, ma li noti solo se osservi attentamente, perché tutto è stato verniciato di colori verde chiaro e verde scuro, ora si ha coscienza che una casa costruita così sia un bel po' carente.
La cosa più inquietante invece è entrare in camera, il pavimento non è piano, si scivola verso il centro poi ci si gira seguendo le pendenze, come si fosse leggermente ubriachi,  mentre si compiono questi volteggi (non sono pazzo, ne ubriaco) l'appartamento vibra col soggetto, viene un forte dubbio, si è sfondato la bilancia, oh mio Dio! Assolutamente vado in dieta!
Tanti sensi di colpa, "il pavimento vibra con te, "...è chiaro, dell'una, pesi come un elefante oppure la casa, appartamento o "Quavtira" è costruita su stecchini e paglia, melma. In ogni caso, qualsiasi scelta e interpretazione,  il risultato è nefasto.Questo ondeggiare del soggetto e della casa, avviene anche ogni volta che dal letto vi alzate per qualsiasi ragione, se non siete ubriachi, avete sempre il dubbio di esserlo, girando intorno  a cose e voi stessi, una sottile incertezza.
Eppure, eppure, "si muove..." e giorno dopo giorno funziona, la casa avrà 100 anni? Quanti inverni ha resistito e quante rivoluzioni? 
Ma se anche costasse 50 mila euro, l'ha  comprereste  ?
È chiaro, vi sono logiche che sono estranee o straniere, questo resta affascinante, sfida il nostro ovvio, ciò in cui non siamo flessibili perché non abbiamo mai avuto possibilità di esercitarci.
La stanza stessa sembra un museo con i suoi mobili scuri, i quadri, la carta da parati verde che si è scollata dalle cime delle pareti, le finestre singole poste a poca distanza e che sembrano le doppie finestre, sigillate con nastro adesivo bianco. Non c'è ricambio d'aria, "è normale"mi ha risposto la proprietaria.
Il mio "armadio" virtuale è un carrello appendiabiti, con tanti vecchi attaccapanni, dove appoggio il mio piumino,  sciarpa, più distante l'asciugamano.  Tutto il resto rimane nelle valigie o in un sacchetto di plastica.

In una zona dove la luce è un vero problema, sia d'inverno (mancanza) sia d'estate,(sempre) ti aspetteresti soluzioni all'avanguardia; ebbene oltre ai finti doppi-vetri, c'è un velo di tenda bucato, una maglia, qualcosa che non fà mai schermo di luce, non si sa nemmeno che cosa serva.
Perché un paese cosi grande ha degli appartamenti simili a box per conigli ?
Vi aspettereste un freddo da congelamento in casa o nei locali, invece potreste restare in maglietta e sudare, questa è una delle tante contraddizioni.
 Nessuno vi fa domande o vi segue, la paranoia di apparire diverso, "distinguibile" , almeno nella città, non mi è mai accaduta. Internet è  molto diffuso nei locali, a differenza dell'Italia,  dove sembra un optional e una richiesta particolare.

Ho letto con interesse la saga, i seguiti, le rivelazioni del "datagate" (scandalo sulla penetrazione, intercettazioni di tutti i dati digitali etc.) sia come utente sia per capire dove, cosa, succederà in futuro. C'è una manifesta correlazione tra quel che accade oggi e ciò che per oltre cinquanta anni ci è stato propinato, tra Ovest e Est, il luogo dove sono ora.
Dicono che a bordo dell'Aurora iniziò la rivoluzione russa,a pochi chilometri d qua, con il sogno del comunismo, della libertà,  degli ideali che tutti hanno dimenticato dopo decenni di repressione ed esperienze di grandi sofferenze. Il regime era oppressivo, invasivo della libertà,  privacy altrui. Dicono che vi erano microfoni nelle stanze degli stranieri e ovunque si muovessero erano seguiti. Definizinire questa "sorveglianza magnetica o analogica"?
Non è questo il luogo, lo spazio per elencare crimini, violazioni delle libertà,  ma credo che vi siano pochi, veramente pochi nostalgici del comunismo in Russia.
Ebbene nell'Ovest ci hanno descritto molto bene cos' era questo regime, quanto fosse oppressivo, contrapponendo poi l'esaltazione continua di "quanto noi fossimo liberi" (qui all'ovest) , scopriamo che da un qualsiasi smartphone possono vederci e ascoltare. Sappiamo anche che la mafia non rappresenta un modello di libertà ma una coercizione violenta della volontà.Scopriamo che esiste un agenzia onnivora che con la scusa della "sicurezza nazionale" (la stessa presente i  tutti i regimi totalitari)  può sapere, registrare, tutta la nostra vita digitale. Il compromesso delle case costruttrici di hardware e ancor maggiore delle software house multinazionali,  delle banche dati, dov'era allora tutta questa "bonanza" ovvero free utility, free service, free programs, tutto per il controllo sia della sicurezza che commerciale?
Se l'anno scorso si tentava di capire dove, che sviluppo, che conseguenze avrebbero avuto
i social network nella vita reale, che impatto, domanda lecita sia per il profano che il professionista,  ora ci si chiede le conseguenze di questa super-sorveglianza, (in confronto, gli ex-regimi dell'est,dilettanti) e le connivenze delle grandi case, gli scambi di favore, le interconnessioni tra commercio, agenzie di sicurezza, fondi pubblici.
Tutta questa rete internet non era gratis, non bisogna essere dei complottisti per pensarlo; molte app, aziende software,  servizi (es. Geolocalizzazione) , sono stati finanziati ai privati da agenzie di sicurezza,  quale lo scopo ? Il controllo .
http://truth-out.org/opinion/person-of-the-year
Abbiamo vissuto con la paura  che qualcuno schiacciasse il bottone, "nuke them", ma un altro bottone può essere spinto e sapere in questo preciso momento, dove sei, con chi sei, cosa fai, registrare la propria storia all'insaputa dell'interessato.
Mi si dirà, -non ho nulla da nascondere-, giusto, lo crede il 90% delle persone, ma un giorno tutto quello che hai fatto e detto potrebbe essere anche usato per ricattare, dove, chiedo, dove sarebbe l'indiscussa supremazia dell'occidente, delle libertà?  
Se le potenzialità esistono già,  non vengono sfacciatamente usate, perché impopolari, o chi ci assicura che non siano già state usate? Con il ricatto, le informazioni, si può controllare una società intera, cooptare ai vari livelli gerarchici le persone che contano, che poi la società la volete chiamare "libera ovest" o "nuovo comunismo all'occidentale" , gli effetti non cambiano.
Il seguito dello scandalo del Datagate è molto, molto peggiore del suo inizio, quando occupava le prime pagine dei giornali, perché in fondo l'intercettazione dei telefoni o di alcune utenze, non era una novità.
  
La notizia di pochi giorni fà smentita,, della RSA che prende 10 milioni di dollari dall'onnivera agenzia NSA, è come se affidassimo la coltivazione di un lago di salmoni ad un gruppo di orsi, oppure come se facessimo fare le chiavi di sicurezza dai ladri, e potremmo continuare con i paradossi; una società si occupa della secretazione delle trasmissioni, dei dati, dei protocolli, l'altra esattamente della penetrazione di tutto, cioè l'opposto, in nome "della sicurezza nazionale" , di "tutti".
La domanda cruciale sarà chi sono quei "tutti" e quella "nazionale", una faccia e un volto al burattinaio.
Ci si rende conto anche del perchè volevano mettere le mani addosso a questo semplice tecnico e che terremoto abbia causato; svelando la paranoia del controllo, dello spiare è propria dei regimi totalitari .
La prossima volta che usate lo smartphone, salutate anche  il maresciallo.


martedì, dicembre 31, 2013

Vulcanizare, autotrasporto e bistra. (seconda parte)



 Appartenevo alla categoria protetta e in via d'estinzione (in Ungheria) del turista dentale, la concorrenza si sposta ad est nei paesi più   inimmaginabili come la Romania, la Moldovia, la Bulgaria eccetera. La differenza sostanziale è la lunga tradizione della scuola odontoiatrica ungherese, ogni posto ha le sue specialità. Così mi consolavo ogni volta che tornavo all'appartamento,  ripetendo a me stesso, come un mantra che loro fossero i migliori e che  il dolore senza fine,fosse passeggero.
Consultando la guida Tripadvisor, alla quale mi ero re-iscritto da poco, (una sorta di social network per valutare luoghi) cercavo posti, cose che non avessi visto nei viaggi precedenti e che ora, la distanza prossima, me lo permettesse con la mano di afferrare e metterlo nel tesoro della memoria di un errante viaggiatore.
Musei, antichità,  antiquariato,  poi luoghi famosi come la piazza degli eroi, la statua di Anonymous, (la foto è sulla prima parte del post) poi anche le attrazioni; mi colpì il club shooting center Celeritas.
Seguivano commenti entusiastici e la mia incredulità,  in Italia completamente proibito, sparare con armi vere, in uso alle polizie e da guerra etc,. Così ho prenoi un paio di giorni prima per sabato.Raggiunsi in taxi anche se potevo con i mezzi pubblici, a patto di capire l'ungherese. In effetti era un club, in un sottoscala dentro una zona industriale, magazzini, depositi a lato di una grossa arteria. Le segretarie alla cassa, molto giovani,  all'intervallo di ogni sessione, cambiavano i bersagli, organizzavano i gruppi. Due gruppi continui, pistole e l'altro fucili. L'unica formalità,  il mio documento d'identità e la liberatoria che non intendevo suicidarmi, far alcuno male e che non ero affetto da malattie mentali, scritto in quattro lingue incluso l'inglese. Gli istruttori sembravano i classici soldati o poliziotti dei corpi speciali, vestiti di nero, tutti armati con una pistola a rapida estrazione all'altezza della gamba. Avevano maschere anti-fumo e polveri, perché l'esplosione ed esposizione alle polveri sottili continua non è salutare.
Lo scopo di provare, testare, capire, il funzionamento dell'arma, è simile al tiro con l'arco, richiede concentrazione sul bersaglio, precisione, calma, controllo, per questo ha molte caratteristiche simili ad un vero sport. Ero in un gruppo di dieci persone ed ero il secondo in rotazione. Spesso il ragazzo accompagnato dalla propria ragazza, vedevo la loro reazione di paura, rifiuto, insicurezza, ma gli istruttori erano rassicuranti ed eccellenti guide nel correggere la tecnica di tiro, sapevano e capivano chi avessero di fronte.Ottimi psicologici. Sono rimasto sorpreso dalla leggerezza e precisione delle più recenti pistole, il primo round con la serie di pistole è stato divertente. All'ingresso del secondo locale per l'uso dei vari fucili, alcune ragazze dopo aver provato i più semplici, si sono rifiutate di proseguire, terrificate dal potenziale esplosivo della bocca di fuoco, dal rinculo dell'arma (posso assicurare che due tipi di fucili, erano poco maneggevoli). 
Non sono un fanatico delle armi o in favore della loro diffusione, però ciò che noto è che io straniero con il divieto assoluto e incondizionato in Italia all'uso e alla prova posso andare in un altro paese e semplicemente provare le armi proibite,  in un ambiente controllato e con procedure di sicurezza. 
La sessione completa di pistola e fucile durava all'incirca due ore, al termine vi era un concentrato di polveri da sparo, fumi, bossoli, possibilità di foto ricordo-trofeo con l'arma preferita. Senz'altro avrei voluto portare il kalanshinkov o AK-47, piuttosto preciso, leggero e con un moderato rinculo.  All'uscita incontrai il gruppo successivo , rimasi abbastanza sorpreso a vedere che erano arabi e qualche pachistano, senza alcun riferimento, provai una forte insicurezza. Nella liberatoria era scritto che il club poteva anche rifiutarsi di ammettere persone nel poligono o sospendere, senza dare dettagliate ragioni.
Quell'intervallo del sabato mi alleviò le sofferenze, all'uscita pretesi di tornare all'appartamento coi mezzi pubblici. Un avventura, dopo due tram, un giro di metro, un giro di tram, riuscii a tornare dopo circa 4 ore. Abbiate coraggio di ridere, se sapete l'ungherese.
Il metró di Budapest non è il classico metro, le carrozze sono piccole, quasi di cioccolata e legno, sembrano fatte per i turisti, non ci sono lettori di carte o biglietti, ma controllori umani agl'ingressi.
Quando arrivai alla stazione di Szechenyi (fermata vicino alle omonime terme, le più grandi d'Europa) non avevo nella mia mappa mentale le distanze esatte, anche perché l'entrata e uscita del metrò assomigliava ad un bagno pubblico, seminterrato in un giardino, con insegne in ferro scolorite.  Il palazzo distava una trentina di metri e non era impressionante ne originale per l'architettura e le sculture. Si poteva vedere oltre la strada l'ingresso allo zoo (già visitato in altra occasione) e il circo stabile. Entrai in un ingresso dov’era la biglietteria e vidi oltre le spesse vetrate l'acqua marina azzurra caraibica blu, in mezzo al grigio cielo, inaspettato. Vi erano tre distinte vasche o piscine, ma erano solo quelle visibili dall'esterno e nell'anfiteatro, lungo tutto il colonnato eccetto la parte della ristorazione, vi erano solo piscine e saune, non visibili dall'esterno.
Andai alle terme il 23 novembre, a mia insaputa, giorno di commemorazione per le vittime del '56, capii perché vi erano angoli pieni di fiori e candele, di fronte a statue.
Dopo il pagamento del biglietto, il cambio in costume, l'asciugamano e le ciabatte, mi attendeva un lungo percorso di vasche, acque termali calde e fredde, tutte da provare. È un'esperienza unica, rigenerante per il corpo e la mente. Acque a 35 gradi, in vasche semi ovali, tra stucchi e marmi, nulla delle moderne piscine. Fuori da ogni mia immaginazione restare fuori all'aperto in novembre, prima di entrare nelle piscine scoperte, non rabbrividire, non tremare di freddo. Una pazzia per chi abita nella pianura padana.Non siamo all'equatore ma quasi all'altezza di Vienna, oltre il nord Italia.
Si può trascorrere l'intera giornata perché vi è una varietà di vasche, intrattenimento, attività fisica e anche sorseggiare una birra sulla terrazza antistante la piscina.
Il club di tiro , la giornata alle terme, gli unici due divertimenti o trasgressioni ad una vita da monaco. Poi visitai anche l'ex clinica americana, considerata una delle migliori, ma anche la piu costosa, per un check-up generale. Il vantaggio era che parlavano normalmente inglese ed erano disponibili 24 ore. Le tariffe erano anche piu alte di quelle italiane.
In seguito a quei test, dovevo attendere la risposta la settimana successiva, il dentista terminava l'opera il mercoledì;  avrei avuto circa cinque giorni d'attesa....La mia vettura sembrava aver riposato abbastanza.
Così  da alcune sere, scrutavo la mappa, mi chiedevo  a cosa fossi vicino, interpretare segni, punti, colori di una mappa. Poi si confidavo un poco nel "navigatore" interagendo sul tablet per i nomi stranieri e la macchinetta di bordo, oramai tecnologicamente superata.
 Posso in tutta tranquillità affermare che ho combattuto contro i "navigatori" numerose volte, macchine, intelligenze geometriche prossime allo zero, errori di natura e serial killer, la lista d'insulti a quelle voci sintetiche prima e dopo aver realizzato la vera route o percorso d'arrivo.
L'esperimento più divertente a proposito fu il giorno seguente, raggiungere un distributore, l'unico di gas metano, in Budapest, a circa 5, 5 km dall'appartamento dove vivevo. Impostai il telefono con g. maps e il navigatore g. Americano (non voglio nemmeno fare pubblicità negativa) , tutti e due in lingua inglese, tutti e due la stessa partenza e la stessa destinazione, ebbene dopo circa tre minuti , ad un incrocio, uno diceva di voltare a destra , l'altro di andare dritto. Quando arrivai sulla via dove il ditributore si trovava, un nuovo incrocio, il telefono disse di girare a sinistra mentre il navigatore disse di girare a destra, entrambi concitati e urlanti, per fortuna erano due macchinette e non due suocere. Non mi trattenni, alla fine seguii l'istinto e raggiunsi il distributore non ascoltando il deviato navigatore.
Avevo in mente una pazzia, non lontano da Budapest, 250 km circa, c'era Timsoara, Romania, non ero mai stato... in quel paese, anche se in molti mi ci avevano raccomandato. In Romania non avrei mai trovato gas metano per autotrazione, ma la benzina sarebbe stata meno costosa.
In fondo le  autostrade ungheresi non erano molto dissimili da quelle francesi, occidentali, senza grossi problemi di guida. Vi erano alcuni avvisi, ma non capivo, non fingevo, dopo avrei capito come e perché. Andai per chilometri, circondato da boschi, ore e ore di guida, intervallate da ore di radio, musica classica, parole incomprensibili. Poco dopo l'uscita dall'autostrada, non lontano dal confine, vi era un discreto centro commerciale,  un supermercato recente, molto rifornito, extra lusso, l'ultima visione occidentale.
 Per qualche ragione il navigatore (si , confesso mancò la mia intelligenza e controllo), mi condusse per strade di campagna, non la principale, al bordo di boschi e villaggi, si avvicinava il confine come direzione, ma le strade sembravano di periferia. Così raggiunsi questo confine, non come quelli di Shengen, passaggio senza controlli. Il passaporto fu controllato 2 volte e poi esistevano dei capanni di legno dove cambiavano soldi, vendevano le "vignette" per vari paesi  altre cose. Passato la frontiera, non fu solo un atto fisico, spaziale, ma qualcosa di molto di più.
Mi informai, alla fine la signora mi fece comprare per alcuni Lei (la moneta romena) il permesso settimanale di girare nelle loro strade applicando la "vignette" sul vetro. A vedere la mappa Timsoara non era molto distante, forse un ora, un ora e mezza?
La lezione fu molto, molto dura, dopo non smisi di credere al navigatore, alle mappe e alla correlazione chilometri e percorso. Le strade non erano con buche, solo quando entravano nei "villaggi", potevano essere disconnesse. Si, c'erano ancora alcuni birocci, calessi, con famiglje trainate da cavalli da tiro. I villaggi, una fila a lato di case, un piano,  a volte colorate, col negozio piccolo del paese. Il nulla attorno. Ho attraversato per ore con rocce lunari intorno senza vedere una casa, solo qualche cespuglio, un capanno per il fieno. La presenza di una macchina straniera scatenava nell'inseguitore l'assoluta necessita al sorpasso, anche in situazioni critiche, come curve.
Con mio terrore vidi un paio di volte rallentare senza apparente motivo, alla fine si vedeva la croce di S.Andrea per indicare che c'era un binario, senza passaggio a livello, senza semaforo, nulla che indicasse il passaggio del treno. Sembrava di essere nel selvaggio west, mai visto autostrade, in realtà solo due, fatte entrambe, da Ptitesti a Bucharest e dalla capitale a Costanza. 
Raggiunsi Timsoara verso sera, esausto, la guida, diversa da altri paesi in cui avevo guidato. Confesso che avevo già avuto alcuni ripensamenti,  mi sembrava impossibile guidare così,  oltre ad essere pericoloso.
L'hotel, "city hotel" si trovava lungo la strada principale in arrivo alla città,  un "tre stelle" discreto, moderno, due piani, ad un lato un sontuoso ristorante, sul lato opposto un cortile. Costo circa 30 eur. Internet, tv, letto matrimoniale, bagno, tutto funzionante. Il personale, come ho avuto modo di in seguito, "scortese" o non accogliente, ma non c'era nulla di personale. 


La mattina avevo necessità di cambiare eur nella moneta locale, guardando la mappa, decisi di camminare verso il "centro". Arrivato al secondo incrocio vi erano taxi posteggiati alla rinfusa, in quarta fila, negozi e banche. Realizzai che erano chiusi perché sabato. Provai a chiedere ad un tassista,  giovane o almeno sulla quarantina,  capii che ero italiano e iniziammo a conversare.
Andrei era stato in Italia e aveva lavorato in alberghi della riviera romagnola,  parlava un discreto italiano,  conosceva la città molto bene ed era la miglior guida che potessi desiderare. A bordo della Dacia, una macchina simile alla fiat, utilitaria, affrontammo vicoli, poi larghi a tutta velocità,  infine mi portò nel quartiere universitario,  dove c'era uno dei primi cambiavaluta, migliori,secondo lui. Poi mi fece vedere la fabbrica Ursus, una granfe fabbrica circondato da case e appartamenti,  chiusa da poco, produceva la birra locale. Una visita ad un hotel gestito da Italiano, uno sguardo e via. Purtroppo in giorni e giorni, l'unica interazione con un umano. Partii tardi da Timsoara, dopo mezzogiorno e iniziai a guidare verso Bucharest con lo scopo di arrivarci. Strade e villaggi, seguivo credo la E74, E78 anche se ero curioso di quanto mi avesse accennato Andrei, trovavo alcuni segni lungo le strade, i monastir, chiese, edifici di culto ortodosso su vette di colline, dove mi diceva si praticava un estrema ospitalità. Ogni tanto a lato di strade si vedevano, come apparire dal nulla, enormi magazzini, fabbriche, servite da quei camion che erano sempre in mezzo nelle strade. Difficilmente si raggiungevano i 70-80 km all'ora, così fare 300 o 400 km diventavano cinque, sei ore di viaggio in auto ininterotto. Com'era possibile che un paese così, con quelle infrastrutture fosse in Europa ? Avrei voluto chiederlo ad alcune persone che ne avevano raccomandato l'ingresso.
In ogni villaggio c'era la scritta, anche a mano col gesso bianco, "vulcanizzare" , non capivo, vedevo capanni, forse officine, "vulcanizzare". Guidare per quelle strade , a volte desolate, con vista di colline vuote, qualche attività di pastorizia, il nulla, un selvaggio west.
Arrivai ad un incrocio nevralgico, una serie di rotatorie, depositi, intersezioni, centinaia di camion, per l'ingresso a Pititesti, ingresso all'autostrada. In effetti era un'autostrada a due corsie. Circa 80 km da Bucharest.  Arrivai alla periferia, dall'autostrada che sembrava trasformarsi in una specie di tangenziale con multiple uscite, centri commerciali, depositi, attività umane e civilizzazione.  Prosegui ed entrai in uno dei tanti viali, dove le due doppie careggiate erano separate dai due binari del tram, questi aveva la forma di un uovo, vecchio. Vi erano palazzi, condomini, pubblicità anche di marche famose, ma l'urbanizzato mancava di armonia. Per un ora circa girai, fino a trovare un altro hotel, "city hotel" , ricorrente. Al centralino vi erano due ragazze abbastanza scortesi, le camere erano piccole e l'hotel in pessime condizioni. Internet si prendeva solo nel salotto d'ingresso. Ebbi necessità di camminare dopo tante ore di auto, così  chiesi a loro la direzione del centro, mi risposero ovunque e che c'era tutto. Infatti camminai per una buona mezz'ora non vedendo altro che condomini, cortili. La città (almeno il luogo dov'ero) era buio, non avevo intenzione di starci oltre il necessario. La mattina volevo concedermi una colazione e altri due passi prima di raggiungere la successiva meta. Nell'hotel vi erano delle stanzette dove si consumava una colazione ridicola, caffè,  the, pane, biscotti secchi. Così dalla mappa non appariva lontano un grande centro commerciale, in effetti dopo aver camminato un chilometro e mezzo, altre insegne “vulcanizzare” poi “autotrasporti”, attraversato un incrocio da trenta metri , vi era questo centro commerciale notevole. Fu lì che dopo una normale colazione provai e comprai una simcard con internet senza necessità di presentare alcun documento d'identità!
Fu molto utile per utilizzare le mappe via internet e fare veloci ricerche.
Successivamente partii per l'est. Dopo circa un ora di attraversamenti della città, con l’aiuto dubbio del navigatore, imboccai la direzione giusta. Ero rinfrancato dal fatto che mi aspettavano altri 200 e passa chilometri, ma in autostrada ! Per molti chilometri l’autostrada era vuota, ai bordi a cadenza regolare dei parcheggi con delle casette per i bagni, null’altro. Le stazioni di servizio scarseggiavano. Poi fu un sali e scendi, non ripido ma si attraversavano colline spoglie, terre senza nulla. Per tutto il tempo che sono stato in Romania, non ha mai piovuto, era caldo, ed è stata una fortuna, considerando le situazioni delle strade.Infine verso venti chilometri dalla fine dell’autostrada, ad una sommità si vide il mare, colore blue cobalto,scuro.
In realtà vedevo un porto, una zona industriale, delle rovine, senza alcuna attrattiva. Le uscite erano numerose, pensai di andare in fondo, dov’era il porto, usci e per molti minuti rimasi fermo ad osservare il panorama, non capendo dove fosse la strada per Costanza o come arrivarci. Infatti tornai indietro, vi erano rotonde e segni poco chiari e così feci altri venti chilometri e poi altri venti per ritornare all’uscita corretta. Persi circa un’altra ora.
Per la prima volta vedevo il Mar Nero, che bagnava tanti confini e posti famosi

Costeggiai  dalla fine del porto, parte della città, molto attiva, con palazzi di varie età, cavi elettrici sospesi come nelle città americane, alberghi di ogni tipo, alcune catene di fast food, negozi, poi la direzione “Mamiamia”, la parte “turistica”, un viale di palme e la striscia di asfalto che ha ai lati il mare, poi gli alberghi. Dopo tre giorni di intensi viaggi avevo raggiunto la costa e così osservavo ciò che sembrava un mare o un lago, mentre alcune famiglie portavano i bambini a passeggiare in una rientranza della spiaggia. Era una spiaggia senza alcun impianto turistico, spoglia, solo lcuni alberghi avevano i muri ad una ventina di metri dal bagnasciuga. Era il turismo dell’est, non alla maniera colorata, eccessiva della costa romagnola. Presi una stanza nel Duna Hotel, anche questa di bassa qualità nonostante l’effetto scenico dei salotti colmi di antichità, velluti chiari e verdi, divani imbottiti e soffitti di legno. Le camere erano decisamente penose o scarsamente sufficenti al comfort.
Camminai la sera per comprendere dove ero esattamente e progettare le visite del giorno dopo. Mi fermai in un ristorante italiano dove nessuno era italiano e tutto era finto.
Il giorno dopo andai al vicino centro turistico dove non mi diedero alcuna informazione, poi riuscii a cambiare alcuni soldi in centro, passando trovai un luogo dov’era scritto “Vulcanizzare” a fianco, Autotrasporti, entrai e capii finalmente che autotrasporti significava self service. Vulcanizzare era invece il vecchio metodo i trasformare la gomma, sia per le gomme delle auto che altri usi. Mangiai qualcosa di decente in mezzo a studenti e varie persone. Ritornai al porto, girai per uffici, chiesi in più parti, ma tutti mi risposero che quel che cercavo era solo nel periodo estivo.  Sembrava come tentare di entrare in un muro di gomma, senza vedere fessure, pertugi, porte, per questo occorreva una chiave, una persona, una guida, qualcuno locale e friendly. In generale tutti i paesi dell’est sono di difficile accesso se non con la guida locale. Così dopo numerosi tentativi senza alcun successo abbandonai la città, giornata inoltrata, mi misi in marcia, cercando di superare Bucharest.  Furono altre tre ore di guida, poi giunto a Bucharest, tentai la “Centuria” , supponevo una pecie di tangenziale. No, la peggior strada che avessi mai fatto.
E’ in gran parte una strada non asfaltata, intorno vi sono magazzini e zone industriali, una fila di camion senza fine, non vi sono veri semafori e la gente si butta negli incroci. Infine passono rotaie con treni senza passaggio a livello, per fare circa 15 km ho impiegato un ora.
E’ un inferno di polvere, operai che saltano da camion, altri  scendono da furgoni, l’unico posto dove vi sono persone che vendono prodotti per la strada, CD, frutta, qualsiasi cosa. Poche macchine schiacciate da una colonna di camion.Uscito da quell’inferno imboccai un altra strada differente verso nord, suggerita da un altro tipo di navigatore. Si saliva, vi erano foreste, la strada classica statale a due corsie.  Sorpassai diversi motel, nella speranza di raggiungere il più possibile vicino al confine, ma sapevo che restava troppo lontano con quel genere di strada. Alla fine, a notte inoltrata, mi fermai ad un motel, erano parcheggiati numerosi camion, vi era la guardia, una piccola trattoria e alcune camere sopra. Nonostante l’aspetto, trattoria da camionisti, arrivava internet con la password. Questo mi stupiva, in un luogo ai margini, isolato. Con 25 Lei mangiai, nulla di eccezionale, e dormii.
L’indomani, bistra,bistra (veloce, veloce) ripresi l’auto nel tentativo di raggiungere Budapest.
Quando attraversai la frontiera, dopo diverse ore, ebbi ancora più forte quella sensazione di liberazione. Al ritorno in Italia e consultando la cartina avevo fatto oltre 4 mila chilometri in auto, andata e ritorno incluso.
Lungo l’autostrada occidentale verso Budapest, ad un area di servizio fui fermato, ebbi una discussione con quello che sembrava una pattuglia di agenti o esattori. Non avevo la Vignette ungherese, pertanto mi comminavano una multa di cinquanta euro e qualcosa.
Successivamente raggiunsi Budapest ed ebbi un serio conflitto col navigatore, mi fece ripetere la strada più volte, infine quello che doveva essere un ostello era veramente penoso, con l’indirizzo errato di una ventina metri, purtroppo quando si è stanchi è terribile.
In questo ostello vi erano personaggi singolari, tipo un orientale, un paio di inglesi e qualcuno del nord europa, putroppo ero esausto. Quasi tutti dormivano in un unica camera con servizi comuni, io ero il privilegiato perchè avevo stanza e letto tutto per me, ad un costo maggiore dell’appartamento pieno di confort che avevo prima nella stessa città. Questo significa che l’equazione soldi e comodità non è vera, sempre. Ritirai gli esami, nulla di significante, poi ripartii per l’Italia.

Non avevo alcuna nostalgia dell’italia, solo alcune cose neccessarie da sistemare. Mi chiedevo spesso e ancora me lo chiedo, ogni posto che visito, se sia il posto dove possa abitare. In questa ricerca,viaggiare, avere le valigie pronte, 
Mi hanno detto spesso "Qui non hai idea del paese corrotto...." , sospiro, poi chiedo "ma è vero che gli Italiani hanno inventato la parola Mafia e il concetto ? Basta aprire la porta di casa! Guardati intorno..." Immagino che ci sarà un po' di corruzione in qualsiasi luogo, ma sono stanco di aprire quella porta e immaginare che anche nell'angolo, qualsiasi cosa debba aver ottenuto favori.
 Sarò uno straniero in ogni luogo, se sapete cosa voglia dire, ma almeno mettiamo una parola fine.



 E' stato un anno interessante, pieno di sconvolgimenti nel mondo come personali, tutti vorrebbero avere il diritto, l'onere, la pubblicità dell'ultimo discorso d'anno, almeno a quanto si racconta nelle cronache del bel paese.Purtroppo i veri bilanci, una sequenza inaudita di chiusure di aziende e conseguenze per migliaia di persone, in quel paese. La mia ammirazione è per quelli che restano, resistono e le loro motivazioni, che sono indubbiamente rispettabili.Buon 2014